Bassetti contro il "pericoloso" polpo crudo, ma a Bari è rivolta

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un acceso dibattito, destinato a diventare uno dei casi social dell'estate, ha contrapposto l'infettivologo Matteo Bassetti a una parte dell'opinione pubblica barese, e il motivo risiede in una delle tradizioni gastronomiche più radicate del capoluogo pugliese: il consumo del polpo crudo, appena pescato e spesso gustato direttamente sul mare, è finito sotto la lente d'ingrandimento del medico genovese che, attraverso una serie di interventi sui suoi profili social, ne ha evidenziato i rischi sanitari in modo netto e senza mezzi termini.

La polemica, che ha assunto i toni del vero e proprio "dissing" social, ha visto Bassetti definire l'abitudine come una "moda demenziale", scatenando la replica immediata e vibrante dei cittadini baresi che difendono a spada tratta una consuetudine alimentare tramandata da generazioni.

L'allarme dell'infettivologo: rischi concreti per la salute

A innescare la controversia è stato un video pubblicato da Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell'Ospedale Policlinico San Martino di Genova e figura di spicco nel panorama accademico italiano, in cui rispondeva a una clip che ritraeva un uomo mentre addentava un polpo appena uscito dall'acqua.

Il medico, con il suo consueto stile diretto, ha puntato il dito contro quella che ha definito una pratica pericolosa, elencando due minacce principali per chi decide di consumare il cefalopode crudo: il parassita Anisakis e i batteri come l'Escherichia coli, spesso presenti nell'acqua di mare dove l'animale viene pescato e "lavato".

Bassetti ha spiegato che non si tratta di un semplice rischio di gastroenterite, ma di un pericolo potenzialmente fatale, poiché l'infezione da Anisakis può portare a conseguenze gravi e persino alla morte, e ha sottolineato come le tradizioni, per quanto sentite, non possano prescindere dalle basilari norme di sicurezza alimentare del 2026.

La risposta di Bari: un secolare rito difeso con ironia e orgoglio

Se da un lato il messaggio di Bassetti ha trovato consensi tra gli utenti attenti alla prevenzione sanitaria, dall'altro ha scatenato un vespaio di critiche, soprattutto tra i baresi che hanno visto nella sua denuncia un attacco a un simbolo identitario della loro città.

La risposta, alimentata dai social network, è stata corale e spesso ironica, con i cittadini che hanno rivendicato una tradizione che si perde nei secoli, arrivando a scherzare sul fatto che a Bari il polpo crudo sarebbe nel biberon fin dalla nascita, o che gli abitanti abbiano sviluppato una sorta di "anticorpi" naturali contro ogni possibile contaminazione.

Uno dei momenti più significativi di questa controffensiva è stato il video del panettiere barese Francesco De Giosa, noto sui social come "Francesco u Leng", che ha pubblicato un filmato in cui mangiava un polpo crudo per sfidare apertamente il medico, ricevendo grande sostegno dai suoi concittadini.

Bassetti ribatte e inquadra la polemica come divulgazione

Lontano dal lasciarsi intimorire dalle critiche, che ha paragonato a quelle ricevute dai negazionisti durante la pandemia, Bassetti ha replicato punto su punto, riprendendo il caso di Francesco De Giosa e definendo il comportamento di chi ignora i rischi come un esempio di "analfabetismo funzionale", un dato che riguarderebbe oltre un terzo della popolazione italiana adulta, secondo le statistiche citate dal medico.

L'infettivologo, che ha commentato con soddisfazione il clamore suscitato dalla vicenda, ha tenuto a precisare che la sua non è una crociata contro il polpo né contro le tradizioni baresi, ma un atto di divulgazione scientifica volto a tutelare la salute pubblica, ricordando che le persone che lo criticano sono spesso le stesse che, in caso di malore, si rivolgono al pronto soccorso per farsi curare da medici come lui.

Per chiarire ulteriormente la sua posizione, Bassetti ha citato l'esempio della farinata genovese, anticamente preparata con l'acqua di mare e oggi invece realizzata con acqua potabile, a dimostrazione che le tradizioni possono evolversi senza per questo perdere la loro identità.

Le regole per un consumo sicuro: il congelamento come soluzione

Il nocciolo della questione, al di là delle polemiche, rimane la sicurezza alimentare: l'infettivologo ha infatti richiamato le linee guida ministeriali, ricordando che per abbattere il parassita Anisakis il polpo deve essere sottoposto a un trattamento di congelamento, obbligatorio per legge nella ristorazione e fortemente raccomandato per il consumo domestico.

Bassetti ha spiegato che al ristorante il prodotto va conservato a -20°C per almeno 24 ore, mentre a casa, in un congelatore standard, il processo richiede circa 96 ore a -18°C per essere efficace, ma ha anche precisato che questo trattamento, sebbene utile contro i parassiti, non elimina completamente i rischi batterici legati a una cattiva conservazione o alla contaminazione dell'acqua di mare.

In questo senso, le raccomandazioni del medico non solo sono fondate su basi scientifiche solide, ma sono anche un monito a non banalizzare i potenziali rischi legati al consumo di pesce crudo, specialmente se l'animale viene consumato direttamente in prossimità della riva, dove l'acqua potrebbe veicolare agenti patogeni pericolosi per l'uomo.

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