Papa Leone in Algeria: “Basta derive neocoloniali e violazioni del diritto internazionale”
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Redazione Esteri
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Il primo viaggio africano di Papa Leone XIV, iniziato tra le piogge battenti di Algeri che sembravano quasi voler lavare le ferite di una storia complessa, si è trasformato immediatamente in un’aula di verità geopolitica. Ricevuto dal presidente Abdelmadjid Tebboune, il pontefice – che non ha esitato a definire “illeciti” i guadagni di chi specula sui disperati – ha scelto il palcoscenico del Centro convegni della Grande Moschea per lanciare un monito che risuona ben oltre i confini maghrebini. In un discorso tenuto davanti alle autorità e al Corpo diplomatico, la denuncia è stata cristallina: il mondo assiste oggi a “continue violazioni del diritto internazionale” innestate su logiche di potere che puzzano di “tentazioni neocoloniali”. Parole che, senza mai citare esplicitamente Washington, hanno rappresentato la replica ideale alle accuse di “debolezza” piovute poche ore prima dalla Casa Bianca, dove Donald Trump aveva attaccato la leadership vaticana mettendone in dubbio la moralità.
L’autorità che serve e il miraggio del dominio
La risposta del Papa, affidata ai cronisti durante il volo che lo portava in Nord Africa, è stata un capolavoro di fermezza priva di polemica personale. “Non ho paura dell’amministrazione Trump”, ha chiarito, sottolineando come la sua prospettiva non fosse quella di “un politico” ma di un pastore che rifiuta di “abusare del Vangelo” per fini mondani. Questa premessa ha gettato le basi per un’omelia laica sulla natura del potere: nell’incontro con la società civile algerina, Leone XIV ha ribaltato i canoni della forza contemporanea. “I veri forti sono le persone umili e giuste”, ha affermato, scagliandosi contro “chi non sacrifica la dignità dei concittadini alla propria fortuna personale”. Un’invocazione a servire piuttosto che a dominare, che richiama alla mente l’eredità di Fratelli tutti, ma che si radica concretamente nella realtà africana dove, come ha ricordato il papa, “le organizzazioni che dominano sugli altri distruggono il mondo”.
Mediterraneo e Sahara: cimiteri di speranza
Se il discorso alle autorità è stato un atto d’accusa contro la realpolitik, il cuore profetico della giornata si è consumato nella riflessione dedicata ai grandi crocevia naturali. “Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza!”, ha tuonato il pontefice, riferendosi a quel Mediterraneo e a quel Sahara che definisce “immensi bacini di storia e di futuro”. L’allarme non è vago: richiama i dati del 2025 che parlano di migliaia di dispersi nel deserto e nel mare, alimentando quella che ha definito “un’industria della morte”. L’appello a “moltiplicare le oasi di pace” diventa così un imperativo categorico per riscattare le rotte migratorie dalla logica del profitto e della violazione sistematica dei diritti.
La memoria che guarisce e il fondamentalismo sconfitto
La visita, scandita dall’incontro con la comunità cattolica nella Basilica di Nostra Signora d’Africa e dal passaggio al Centro di accoglienza delle Suore Agostiniane, ha assunto i toni della memoria viva. Leone XIV ha reso omaggio ai martiri di Tibhirine – quei monaci uccisi trent’anni fa – e a tutti coloro che, di fronte all’odio, “sono rimasti fedeli alla carità fino al sacrificio”. In un Paese dove la ferita del fondamentalismo è ancora aperta, il Papa ha auspicato una “guarigione della memoria” che passa attraverso il dialogo interreligioso e il rifiuto di ogni polarizzazione assurda. L’incontro con il presidente Tebboune ha suggellato questa intesa: da una parte la condanna della “tragedia di Gaza”, dall’altra l’impegno a vedere nell’Algeria un “ponte” tra Nord e Sud del mondo. Una giornata storica, insomma, che ha restituito all’Africa un ruolo da protagonista nel “nuovo corso della storia”.




