Tram deragliati a Milano, e tre. Periti al lavoro sulla tragedia di viale Veneto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’allarme, ormai, scatta con una frequenza che non può passare inosservata. E’ accaduto ancora, e per la precisione si tratta della terza volta in dieci giorni, a Milano e nel suo immediato hinterland, che un mezzo su rotaia della rete tranviaria cittadina termina la propria corsa fuori dai binari. L’ultimo episodio, in ordine cronologico, si è verificato nella tarda serata di ieri, domenica 8 marzo, quando un tram del modello Jumbo, appartenente alla linea 12 e privo di passeggeri a bordo poiché stava rientrando in deposito, è deragliato nelle vicinanze della stazione Centrale. Le prime e sommarie verifiche effettuate dai tecnici, questa la ricostruzione che filtra dagli ambienti investigative, avrebbero individuato la causa scatenante nella presenza di un bullone, probabilmente vagante, posizionato in modo anomalo sul binario, un ostacolo che avrebbe fatto letteralmente saltare il convoglio dalle guide d’acciaio.

Se quello di due sere fa si era risolto senza conseguenze per le persone, non si può dire lo stesso per il drammatico sinistro del 27 febbraio. In quel pomeriggio di fine mese, un tram della linea 9, un modello di nuovissima generazione, il Tramlink, aveva seminato morte e panico all’incrocio tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, nel cuore del tessuto urbano meneghino. L’impatto, violentissimo, era costato la vita a due persone e provocato il ferimento di una cinquantina di passeggeri, alcuni dei quali in modo grave. La Procura della Repubblica, con i pm Elisa Calanducci e Marcello Viola, aveva immediatamente aperto un fascicolo d’inchiesta, disponendo il sequestro della cosiddetta “scatola nera” del mezzo, dei tabulati telefonici e di tutte le comunicazioni intercorse tra la cabina di guida e la centrale operativa di Atm, l’azienda che gestisce i trasporti milanesi.

Rozzano, il terzo incidente e l’ipotesi del guasto meccanico

La sequenza di incidenti, però, non si è arrestata. Questa mattina, lunedì 9 marzo, alle prime luci dell’alba, precisamente alle 6 e 15, un nuovo allarme ha squarciato la routine del traffico pendolare. Nel comune di Rozzano, confine sud con la metropoli, all’altezza del centro commerciale Fiordaliso, la carrozza centrale di un tram Sirio della linea 15 è uscita fuori dai binari. Il convoglio, diretto verso il capolinea di via Guido Rossa, aveva appena ripreso la marcia dopo una fermata e procedeva, come testimoniano le prime ricostruzioni, a velocità molto ridotta, un fattore, questo, che ha verosimilmente scongiurato conseguenze fisiche per i passeggeri che si trovavano a bordo in quel momento, i quali sono rimasti tutti illesi.

Sulle cause di quest’ultimo deragliamento, il terzo in appena dieci giorni, gli inquirenti e i tecnici di Atm stanno mantenendo un riserbo assoluto, sebbene qualche ipotesi cominci a delinearsi con maggiore chiarezza. Dalle prime dichiarazioni raccolte tra gli stessi addetti ai lavori, pare che il conducente del mezzo, un professionista con anni di esperienza alle spalle, non abbia ricevuto alcuna segnalazione di anomalia dai sistemi di bordo prima della ripartenza; le apparecchiature elettroniche, secondo quanto riferito, avrebbero dato il via libera a procedere. La dinamica, che ha visto la fuoriuscita dalle rotaie del solo carrello centrale e non dell’intera vettura, ha spinto i periti a concentrare le verifiche su un possibile cedimento di natura meccanica, un “scarrellamento” dovuto a un componente rotto o malfunzionante.

Il fascicolo della procura e l’indagine sul conducente della linea 9

Mentre la città cerca di fare i conti con questa preoccupante ondata di incidenti, che getta più di un’ombra sulla sicurezza e la manutenzione della rete, la magistratuta prosegue serrata il suo lavoro per accertare le responsabilità in merito alla strage del 27 febbraio. Il conducente del tram della linea 9, un sessantenne in forza ad Atm da oltre trentaquattro anni, risulta formalmente indagato per i reati di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e disastro ferroviario. L’uomo, che ha riportato ferite lievi nell’incidente, aveva inizialmente riferito agli investigatori di aver accusato un improvviso malore, un malessere che gli avrebbe fatto perdere il controllo del mezzo, impedendogli di azionare correttamente lo scambio che avrebbe dovuto mantenere il tram sul rettilineo di viale Veneto, facendogli invece imboccare la curva di via Lazzaretto ad alta velocità.

Gli inquirenti, in queste ore, stanno setacciando ogni elemento utile a confermare o smentire questa ricostruzione. Particolare attenzione, negli accertamenti delegati alla polizia locale, è stata posta sul sistema di sicurezza denominato “pulsante dell’uomo morto”, un meccanismo che richiede al conducente una pressione costante per attestare la propria vigilanza; in assenza di tale pressione, dopo un allarme acustico, il sistema dovrebbe azionare automaticamente la frenata di emergenza. L’analisi dei dati contenuti nella scatola nera e la verifica dello stato di salute del conducente, unitamente ai tabulati telefonici per escludere distrazioni, rappresentano i cardini attorno ai quali ruota l’inchiesta della Procura, che ha già acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza esterne e interne al convoglio per ricostruire gli ultimi, fatali istanti prima dello schianto contro l’edificio all’angolo.

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