Crans-Montana, la parabola dei coniugi Moretti tra ombre giudiziarie e lusso sfrenato
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Redazione Esteri
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L’approccio con la Svizzera, per Jacques Moretti, non fu dei migliori. Benché il processo si celebrasse in Francia, ad Annecy, le accuse che lo riguardavano affondavano le radici a Ginevra, dove, nel 2008, venne condannato a dodici mesi di reclusione per lo sfruttamento della prostituzione: un centro massaggi che avrebbe gestito, secondo quanto accertato dalla giustizia, sulle sponde del fiume Arve. Una condanna, quella, che oggi risuona con un’eco sinistra, mentre a Roma, Milano e Bologna si celebrano i funerali delle giovani vittime del Constellation, il locale di cui lo stesso Moretti era titolare insieme alla moglie Jessica Maric. Nel giorno più triste, mentre le bare dei ragazzi morti bruciati ricevono l’estremo saluto, in Svizzera si sollevano interrogativi pesanti, a cui le autorità elvetiche dovranno fornire risposte cristalline, e la striscia di fatti che precedono la strage inizia a configurarsi come imbarazzante, per usare un eufemismo, visto che si parla di una tragedia con un bilancio di quaranta morti e oltre un centinaio di feriti.
Dalle ombre del passato al boom immobiliare
L’ascesa dei coniugi Moretti, dopo quel giro di prostitute, conobbe una parabola inversa e rapida, trasformandosi in un vero e proprio impero nell’esclusiva stazione sciistica di Crans-Montana, tra ristoranti e locali notturni all’insegna del lusso più sfrenato. Di quel periodo, alcuni conoscenti raccontano di feste organizzate al Le Constellation, definite di stile “Eyes Wide Shut”, con connotazioni apertamente sexy, che dipingono un quadro lontanissimo dall’immagine patinata e familiare che la località vorrebbe offrire. Un’ascesa economica, la loro, che sembrava inarrestabile, cementata da una serie di investimenti immobiliari di successo, i quali contribuirono a radicare la loro presenza in un ambiente riservato e facoltoso, sebbene le ombre del passato non si fossero mai completamente dissolte.
Le indagini sulla strage e il video controverso
Proseguono intanto, senza sosta, le indagini degli inquirenti svizzeri per ricostruire con esattezza la dinamica dei tragici fatti della notte di Capodanno, devastata da un incendio che ha provocato lutti e feriti su una scala inaudita. Gli accertamenti, condotti parallelamente all’estremo cordoglio per le vittime, si concentrano anche sulla ricerca di eventuali responsabilità, in un clima reso più teso dalle polemiche legate a quello che molti percepiscono come un eccessivo garantismo verso i proprietari del locale, i quali, pur essendo indagati per omicidio, lesioni e incendio involontari, non sono stati arrestati e godono della libertà. Tra i materiali esaminati dalla polizia, spunta un video che sembrerebbe mostrare, nel caos delle fiamme, uno dei titolari del locale mentre si allontana dalla struttura portando con sé una cassa, un dettaglio che gli investigatori stanno valutando con la massima attenzione nel complesso mosaico della ricostruzione.
I punti oscuri dell’inchiesta
L’inchiesta, la cui posta in gioco è altissima per la credibilità delle istituzioni, deve ora fare luce su una serie di punti che restano ancora oscuri, a partire dalle condizioni di sicurezza del locale e dalle verifiche che avrebbero dovuto esserne fatte, passando per le scelte gestionali della sera della tragedia. La storia giudiziaria di Jacques Moretti, con quella condanna per sfruttamento della prostituzione, si interseca inevitabilmente con la catena di eventi che ha portato al rogo, sollevando domande sulla sua idoneità a gestire un esercizio pubblico di tale portata e sul controllo esercitato dalle autorità di vigilanza. La parabola dei Moretti, dal giro di prostitute al dominio su uno dei locali più in voga di Crans-Montana, rappresenta uno dei filoni centrali dell’indagine, che cerca di capire come sia stato possibile che ombre così lunghe potessero proiettarsi su un business costruito all’insegna dell’apparenza e dello sfarzo.




