Nel segno di El Aynaoui, la Roma scopre un finalista nato e allunga la corsa Champions

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Lo scetticismo di agosto, le incertezze d’inverno e il sole della primavera. Il primo anno di El Aynaoui alla Roma - lo si potrebbe riassumere senza troppi giri di parole in queste tre fasi climatiche - è stato finora un susseguirsi di alti e bassi, di prestazioni intraviste e subito svanite. Il marocchino ha incontrato non poche difficoltà, le sta continuando ad avere, è giusto dirlo, ma finalmente in questo scorcio di stagione si inizia a intravedere un qualcosa di più solido. Stavolta, però, è diverso rispetto alle altre sporadiche prove positive: il centrocampista ha mandato un segnale preciso, forte e chiaro, come raramente gli era riuscito in passato. Lui vuole la Roma, ecco il messaggio, ambisce a costruirsi un futuro nella Capitale e la prestazione offerta al Dall’Ara ne è stata la conferma più eloquente.

Bologna-Roma 0-2: il punteggio, secco nelle sue due frazioni, racconta solo in parte l’autorità mostrata dalla truppa di Gasperini, reduce da una settimana di tensioni e capace di ritrovare compattezza proprio nel momento più delicato. Malen, ormai trasformato in un’arma letale con quella sua media-gol impressionante (12 reti nelle ultime 16 presenze, un lusso per chiunque), ha sbloccato la contesa al 7’ sfruttando un assist illuminante dello stesso El Aynaoui. Un’azione veloce, quasi telefonata, per un vantaggio che ha subito indirizzato l’inerzia. E poi, nel recupero del primo tempo, la giocata che vale doppio: Malen diventa servitore, mette al centro un cross chirurgico, e il marocchino non trattiene la voglia di segnare il suo primo gol in Serie A con una zucchettata di destro che non lascia scampo a Ravaglia. Un’invenzione, la sua, che sa tanto di rinascita.

Il dato (sorprendente) che racconta un’altra verità

Non è soltanto questione di bel gioco, però, o di un episodio isolato. Ciò che rende la prestazione del numero 8 giallorosso degna di nota è un aspetto quasi cronometrico, una cifra stilistica che inizia a diventare abitudine. El Aynaoui, fatto curioso, sembra possedere una marcia in più quando il calendario vira verso l’ultimo miglio. L’anno scorso, con la maglia del Lens, mise a segno 7 reti in Ligue 1: tutte, senza eccezione, racchiuse nel lasso di tempo che va dal 23 febbraio fino a maggio. Un fiorire tardivo, insomma, una tendenza a sbocciare quando il freddo lascia spazio al sole, esattamente come accaduto sabato a Bologna. E non è passato inosservato neppure il minutaggio: 90 minuti interi, un traguardo che in campionato non toccava da ottobre, da quella vittoria contro il Sassuolo che sembrava ormai lontanissima. Segno che la fiducia, quella vera, sta tornando a scorrere nelle gambe e nella testa.

Il Bologna di Italiano e l’azzardo tattico (fallito)

Chi osserva la panchina di fronte, quella del Bologna, non può fare a meno di notare un certo nervosismo diffuso. Alla faccia del talebano, si direbbe, perché Vincenzo Italiano - bersaglio facile delle critiche per la sua presunta immutabilità - stavolta ha deciso di stupire tutti cambiando radicalmente l’assetto. L’ex viola ha proposto una difesa a tre (due e mezzo, per meglio dire, visto che Lucumi agiva leggermente più avanti quasi da regista difensivo), un esperimento che in 224 partite di Serie A aveva tentato una sola volta, curiosamente proprio contro il Bologna in Coppa Italia due anni fa. Apriti cielo! Il pubblico, si sa, è fatto così: si incazza se non cambi mai, si incazza se cambi troppo. Facciamo prima a dire, come insegnava Totò, che è più facile incazzarsi a prescindere. Fatto sta che la mossa non ha pagato: la Roma ha infilato la retroguardia felsinea come un coltello nel burro, approfittando di quelle amnesie posizionali che una difesa a tre assemblata in corsa si porta inevitabilmente dietro.

La corsa Champions si riaccende, il calendario ora parla chiaro

La vittoria, pomposa e vivida nelle sue trame offensive, rimette tutto in discussione per il tanto ambito quarto posto. Ora i giallorossi, agganciati al Como a quota 61 punti, si trovano a -3 dalla Juventus quarta con quattro giornate ancora da giocare. Il calendario dei bianconeri, sulla carta, appare un tran tran quasi imbarazzante (Verona, Lecce, Fiorentina e Torino con una media posizione avversari di 16° posto), ma la Roma ha dalla sua il fattore emotivo e quella striscia di risultati utili che inizia a pesare. La vignetta del nostro affezionato lettore Michele dall’Oman, questa settimana, ritraeva un tifoso con gli occhi a cuore mentre sussurrava una preghiera laica: avere “tanto amore per tutte le avversarie della Juventus”. Perché nel calcio, si sa, a volte bisogna crederci fino in fondo, anche quando la matematica sembra ridere dalla parte degli altri. E nell’attesa che Dybala - rientrato nei minuti finali dopo tre mesi di inferno - torni a imbrattare di magia il rettangolo verde, i tifosi possono stringersi intorno a un El Aynaoui rinato. Lui che, detto fra parentesi, ha sofferto come pochi la pressione dell’ambiente e le fatiche della Coppa d’Africa, come ammesso a cuore aperto nel post-partita. Quel futuro nella Capitale, adesso, non è più un miraggio.

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