Conclave, conservatori uniti sotto Ruini: la scommessa è Betori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre i preparativi per il conclave entrano nel vivo, con i 135 cardinali elettori – ridotti probabilmente a 133 per assenze legate a motivi di salute – pronti a riunirsi nella Cappella Sistina tra pochi giorni, le correnti interne alla Chiesa iniziano a delinearsi con chiarezza. I conservatori, guidati dall’ex presidente della Cei Camillo Ruini, sembrano aver trovato un punto di riferimento nel cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo emerito di Firenze, considerato da molti la "carta coperta" su cui puntare per un eventuale cambio di rotta rispetto al pontificato di Francesco.

«Il programma dei conservatori è già scritto: cancellare le svolte di Bergoglio», osserva Gian Franco Svidercoschi, vaticanista di lungo corso. Dalla questione della comunione ai divorziati risposati alla sinodalità come dimensione costitutiva della Chiesa, passando per le benedizioni alle coppie gay e i tentativi – spesso falliti – di riformare le finanze vaticane, fino all’accordo con Pechino sulla nomina dei vescovi, ogni aspetto del magistero di Francesco potrebbe essere rimesso in discussione.

Intanto, il meccanismo dell’elezione procede con i suoi tempi precisi. I cardinali, una volta entrati in conclave, potranno lasciare la Cappella Sistana solo per i pasti e il riposo notturno, ospitati nella Casa Santa Marta, struttura voluta da Giovanni Paolo II proprio per questa funzione. Tra i nomi più accreditati, oltre a Betori, spicca quello del segretario di Stato Pietro Parolin, che secondo alcune ricostruzioni potrebbe contare già su un pacchetto iniziale di circa 40 voti. Dietro di lui, nelle speculazioni, compaiono i cardinali Matteo Zuppi e Pierbattista Pizzaballa, mentre il filippino Luis Antonio Tagle, pur non essendo dato tra i favoriti, rappresenta un’eredità significativa nell’attenzione alle "periferie" care a Francesco.

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