West Nile, nuovo decesso in Campania e salgono a due le vittime in tre giorni: i sintomi e la situazione contagi in Italia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
L’estate 2026 segna un’altra settimana di intensa diffusione del virus West Nile sul territorio italiano, con un bilancio che si aggrava di ora in ora e che impone una riflessione sulla capacità di risposta del sistema sanitario, ma anche sulla necessità di una prevenzione capillare che coinvolga le fasce più esposte della popolazione. Due i decessi registrati nell’arco di appena settantadue ore, a conferma di una circolazione virale che non accenna a diminuire e che, anzi, si sta rivelando particolarmente aggressiva in alcune aree geografiche, come la provincia di Napoli e la Lombardia.
L’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello di una donna di 72 anni, residente a Qualiano, in provincia di Napoli, deceduta nel pomeriggio di lunedì all’ospedale Cotugno, dove era stata trasferita in condizioni disperate dopo un rapido peggioramento delle sue condizioni cliniche. Secondo quanto emerso, la paziente sarebbe giunta in struttura già intubata, proveniente dall’ospedale di Frattamaggiore, e la causa del decesso sarebbe riconducibile a una grave encefalite scatenata dal virus, complicata da un'endocardite preesistente che ne ha minato ulteriormente le difese immunitarie.
Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio, che vede al momento oltre 300 casi confermati dall’inizio dell’anno e la presenza del virus in ben 16 regioni italiane, un dato che colloca questa stagione tra le più complesse degli ultimi anni per quanto riguarda le arbovirosi trasmesse da insetti vettori.
Pochi giorni prima, un pensionato di 85 anni aveva perso la vita al Policlinico San Matteo di Pavia, segnando il primo dei due decessi e accendendo i riflettori su una diffusione che ormai interessa trasversalmente tutto lo Stivale, dal Nord al Sud, passando per le aree centrali dove le condizioni climatiche, tra caldo afoso e umidità elevata, favoriscono la proliferazione delle zanzare del genere Culex, principali vettori del virus.
Il caso di Qualiano e il clima di apprensione nella zona giuglianese
La comunità di Qualiano, comune dell'area nord-occidentale di Napoli, è stata scossa dalla vicenda che ha visto protagonista Silvana D’Alterio, 72 anni, la cui morte ha lasciato sgomenti familiari e conoscenti, soprattutto per la rapidità con cui la malattia si è manifestata e ha preso il sopravvento.
Secondo le ricostruzioni cliniche, tutto sarebbe cominciato con sintomi aspecifici, facilmente confondibili con quelli di un'influenza stagionale: febbre moderata, malessere diffuso e spossatezza, che avevano inizialmente indotto la donna e i suoi cari a non allarmarsi più di tanto, pensando a un malanno passeggero. Tuttavia, nel giro di pochi giorni, le condizioni sono precipitate in maniera drammatica, portando al ricovero d'urgenza e al successivo trasferimento al Cotugno, dove i medici hanno diagnosticato la presenza del virus West Nile con complicanze neurologiche di estrema gravità.
Il repentino aggravamento del quadro clinico ha messo in luce una delle caratteristiche più insidiose di questa infezione, ovvero la sua capacità di colpire in modo fulminante il sistema nervoso centrale, specialmente in pazienti anziani o già affetti da altre patologie croniche.
A Qualiano, come nei comuni limitrofi, si è diffusa una sensazione di choc, alimentata dalla consapevolezza che un virus spesso percepito come lontano o di importazione possa invece annidarsi nei cortili e nelle aree verdi della propria città, trasmesso dalle punture di zanzara che in questa stagione sono all'ordine del giorno.
La vicenda ha riacceso il dibattito sulla necessità di potenziare gli interventi di disinfestazione e di educazione sanitaria, affinché i cittadini imparino a riconoscere i segnali di allarme e a non sottovalutare sintomi che, sebbene inizialmente lievi, possono celare un pericolo ben più serio per le persone fragili.
Le parole del primario del Cotugno e la situazione epidemiologica generale
A fronte di questi accadimenti, il dottor Alessandro Perrella, primario e direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive a indirizzo emergenziale dell’ospedale Cotugno di Napoli, ha voluto tracciare un quadro clinico-epidemiologico che restituisse la corretta dimensione del fenomeno, senza alimentare un allarmismo che potrebbe rivelarsi controproducente.
In una nota diffusa nella giornata di martedì, Perrella ha sottolineato come «la sorveglianza sul West Nile resta alta, ma i dati non indicano un’emergenza», cercando di bilanciare la comprensibile preoccupazione generata dai due recenti decessi con l'analisi oggettiva dei numeri e delle tendenze stagionali.
Il primario ha infatti ricordato che, sebbene ogni perdita di una vita umana rappresenti un evento doloroso e che come tale va affrontato con il massimo rispetto, il caso specifico della donna di Qualiano non deve essere interpretato come l'inizio di una fase epidemica fuori controllo, ma piuttosto come un episodio grave all'interno di un quadro epidemiologico che, al momento, presenta un numero di decessi inferiore rispetto a quello registrato nel 2025 nello stesso arco temporale.
Perrella ha insistito sull'importanza di mantenere alta la guardia, soprattutto per quanto riguarda la protezione delle categorie più vulnerabili: «Anziani e persone fragili devono proteggersi dalle punture di zanzara e riconoscere tempestivamente i possibili sintomi neurologici», ha dichiarato, sottolineando come l'arma più efficace contro questa malattia rimanga la prevenzione individuale, che passa attraverso l'uso di repellenti, zanzariere e indumenti protettivi, oltre che evitare le ore serali all'aperto quando l'attività degli insetti vettori è massima.
Inoltre, il direttore ha voluto rassicurare la popolazione sulla capacità delle strutture ospedaliere campane di gestire eventuali picchi di afflusso, ricordando che l'esperienza maturata nelle precedenti stagioni epidemiche ha permesso di mettere a punto protocolli di intervento rapido e efficace per i casi che richiedono il ricovero.
I sintomi da riconoscere e le modalità di trasmissione del virus
Uno degli aspetti cruciali nella gestione del West Nile è la difficoltà di distinguere, nelle fasi iniziali, l'infezione da altre malattie virali stagionali, un elemento che spesso porta a una diagnosi tardiva quando il virus ha già avuto modo di colpire gli organi nobili.
Nella stragrande maggioranza dei casi, circa l'ottanta per cento delle persone infette non sviluppa alcun sintomo, rimanendo asintomatica e contribuendo inconsapevolmente alla circolazione del patogeno, mentre il restante venti per cento manifesta una sindrome febbrile nota come febbre del Nilo occidentale, caratterizzata da mal di testa, dolori muscolari, nausea, vomito e, talvolta, un esantema cutaneo che compare sul tronco e sugli arti.
La forma più temibile, che si verifica in meno dell'uno per cento dei casi, è quella neuroinvasiva, che può evolvere in meningite, encefalite o paralisi flaccida acuta, e che rappresenta la principale causa di ospedalizzazione e di esiti fatali, soprattutto in soggetti con più di sessant'anni o con patologie concomitanti come diabete, ipertensione o immunodeficienze.
La trasmissione all'uomo avviene esclusivamente attraverso la puntura di zanzare infette, che si infettano a loro volta pungendo uccelli selvatici, i veri serbatoi naturali del virus, e non esiste al momento alcuna evidenza di contagio diretto da persona a persona se non in casi eccezionalissimi come le trasfusioni di sangue o i trapianti d'organo, ambiti in cui comunque vengono effettuati rigorosi controlli.
Pertanto, la prevenzione resta l'unico scudo realmente efficace, e le autorità sanitarie raccomandano di eliminare i ristagni d'acqua dove le zanzare depongono le uova, di utilizzare prodotti anti-zanzare sulle parti scoperte del corpo e di installare reti protettive alle finestre, soprattutto in quelle zone del Paese dove la circolazione del virus è più intensa, come la Pianura Padana e alcune aree costiere del Centro-Sud.
La mappa della diffusione aggiornata mostra ormai una presenza capillare che interessa sedici regioni, un dato che impone un cambio di passo nelle politiche di sorveglianza ambientale e nella comunicazione pubblica, per evitare che il virus trovi terreno fertile in un'estate che si preannuncia ancora lunga e calda.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
