Ape e direttiva Case green, i nodi normativi del giugno 2026 tra ritardi e obblighi regionali

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La data cerchiata in rosso sui calendari dei tecnici e dei proprietari di case era il 29 maggio 2026, ma quel giorno – come spesso accade nel complesso meccanismo di dialogo tra Bruxelles e Roma – è passato senza che l’Italia completasse l’iter di recepimento della Direttiva (UE) 2024/1275, meglio nota come "Case Green".

Quest’ultima, che rappresenta la riscrittura organica della precedente normativa sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD), impone agli Stati membri un percorso ambizioso verso la decarbonizzazione del patrimonio immobiliare entro il 2050; eppure, a fronte della scadenza formale per l’adeguamento, il nostro Paese si trova ancora in una posizione di sostanziale inadempienza.

A testimoniare il ritardo, ormai strutturale, ci pensano le due procedure di infrazione già aperte dalla Commissione europea: una riguarda la mancata presentazione del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (PNRE) – scaduto a fine 2025 – mentre l’altra è legata al mancato rispetto del divieto di incentivazione per le caldaie a combustibile fossile, una disposizione che era entrata in vigore già il 1° gennaio 2025.

L’Italia ferma sul PNRE e le procedure Ue, mentre la riforma dei requisiti minimi prova a entrare in vigore

Mentre la Germania, pur con le sue difficoltà parlamentari, e la Spagna, che ha già presentato una bozza del piano nazionale, provano a muoversi, il governo italiano sembra aver inspiegabilmente accantonato la delega legislativa per recepire la direttiva; la Legge di Delegazione europea del 2025, infatti, non includeva nemmeno la delega per l’EPBD, rendendo di fatto impossibile un recepimento formale entro la scadenza di maggio.

Nonostante questo quadro di stallo a livello centrale, dal 3 giugno 2026 entrano in vigore norme tecniche precise che cambieranno le carte in tavola per ingegneri, architetti e certificatori energetici. Il riferimento è al Decreto Requisiti Minimi del 28 ottobre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 dicembre scorso, che ha aggiornato le metodologie di calcolo della prestazione energetica, introducendo parametri più stringenti per la trasmittanza termica, l’efficienza degli impianti e l’integrazione delle fonti rinnovabili.

Proprio questo decreto, che modifica pesantemente le regole del 2015, ha effetto a partire da oggi, andando a colmare – almeno sul piano della progettazione tecnica – il vuoto lasciato dal mancato recepimento della direttiva quadro.

Lombardia, il Testo Unico del 2026 cambia le regole per l’Ape e la Legge 10

Se il quadro nazionale appare confuso, quello regionale, in particolare in Lombardia, tenta di portare ordine con un intervento chirurgico. Dal 3 giugno 2026, con il Decreto Dirigenziale n. 6437 del 15 maggio 2026, è ufficialmente operativo il nuovo Testo Unico regionale sull’efficienza energetica; un aggiornamento non formale, che recepisce le novità nazionali del decreto requisiti e le cala nel tessuto normativo locale modificando la produzione degli Attestati di Prestazione Energetica (APE) e le verifiche di progetto ex Legge 10.

La vera rivoluzione contenuta in questo provvedimento – e che rischia di cogliere impreparati molti professionisti – riguarda la ridefinizione dell’ "edificio di riferimento", quel modello virtuale teorico con cui si confronta la prestazione dell’immobile reale per verificarne la conformità. Poiché il decreto nazionale ha stravolto i parametri di questo modello, molti progetti che prima risultavano a norma potrebbero oggi non superare i nuovi calcoli, obbligando i progettisti a rivedere le scelte sull’involucro o sugli impianti.

Le differenze nei risultati, confrontando la normativa precedente con quella in vigore da oggi, possono essere talmente significative da mettere in discussione intere pratiche edilizie presentate a cavallo della data del 3 giugno.

Certificazioni, controlli automatici e sanzioni: cosa rischiano i proprietari

Anche il sistema di certificazione energetica subisce una scossa, abbandonando (almeno sul territorio lombardo) la logica del "fai da te" per approdare a un sistema di controlli automatizzati. Il portale CENED, il catasto energetico regionale, integrerà verifiche automatiche sulla congruità dei dati inseriti dal tecnico, riducendo il margine di errore (o di "interpretazione creativa") che troppo spesso ha caratterizzato il mercato degli APE.

L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre le anomalie e uniformare i criteri di calcolo, anche se l’effetto immediato sarà probabilmente una maggiore severità nelle certificazioni. Sul fronte delle sanzioni, infine, il quadro si fa più aspro per chi sgarra: multe che vanno da 1.000 a 5.000 euro per gli annunci immobiliari privi dell’indicazione della classe energetica, fino a un massimo di 18.000 euro per compravendite o locazioni concluse senza l’Ape.

Una responsabilità diretta che ricade in capo ai tecnici certificatori, i quali – se scoperti a rilasciare attestati non conformi alle nuove rigide metodologie – rischiano conseguenze professionali severe. In questo scenario, dove la scadenza europea è stata clamorosamente mancata ma le regole tecniche entrano comunque in vigore, il professionista si trova a dover navigare a vista tra un decreto nazionale applicato a macchia di leopardo e le stringenti novità regionali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.