Giulia Murada, dalla Valtellina alle Olimpiadi di casa: la favorita dello sci alpinismo che preferisce la salita alla discesa
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Redazione Sport
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C’è un’aria speciale, questa mattina, sulla pista Stelvio di Bormio, dove la neve caduta copiosa nelle ultime ore ha disegnato il palcoscenico ideale per un debutto storico. Lo sci alpinismo fa il suo ingresso nel programma dei Giochi invernali di Milano Cortina 2026, e l’Italia, nel giorno dell’esordio, affida le proprie speranze di medaglia a Giulia Murada, un’atleta che di questo sport ha fatto non solo una professione ma una ragione di vita, radicata com’è nella tradizione familiare e nel territorio che l’ha generata. Classe 1998, nata ad Albosaggia, un piccolo centro di tremila anime in provincia di Sondrio che molti considerano la culla indiscussa di questa disciplina, Murada ha letteralmente dominato la propria batteria qualificandosi per le semifinali, lanciando un segnale inequivocabile alle avversarie. Figlia d’arte, e il termine non è mai stato così calzante, porta con sé un cognome che nel mondo dello skialp è una garanzia: il padre Ivan, infatti, è stato un pioniere della specialità, vincendo il Titolo mondiale a squadre nel lontano 2002 in coppia con Graziano Boscacci, e oggi siede nel suo angolo in qualità di allenatore, un rapporto simbiotico che Giulia stessa descrive come fatto di trasparenza, dialogo e quella fiducia cieca che solo un genitore sa ispirare, tanto da ammettere che “la sua testa va più della mia”. -1-5-7
Eppure, il percorso di avvicinamento della Murada alle Olimpiadi di casa non è stato lineare né scontato, se si considera che da bambina la neve non era esattamente il suo elemento prediletto. Praticava ginnastica ritmica e frequentava i classici corsi di sci alpino, senza particolare trasporto, fino a quando, all’età di dodici anni, la curiosità di osservare il padre durante le sue fatiche agonistiche non l’ha spinta a indossare un paio di pelli di foca. Da lì la rivelazione, quasi una folgorazione: “Non mi piaceva sciare ma quando ho cominciato ad andare in salita tutto è cambiato”, ha raccontato in più di un’intervista, svelando l’essenza del suo approccio alla fatica fisica, un elemento che per lei non è un ostacolo ma il vero motore dell’intera esperienza sportiva. -1-9 Preferire la salita alla discesa, guadagnarsi ogni metro di discesa con una “sfacchinata” preliminare, è il tratto distintivo di una atleta che ama la sofferenza dell’endurance e che, quando non gareggia, cerca lo stesso tipo di stimoli in bicicletta, magari alla ricerca di un’altra salita da scalare. -1-9
La laurea, i sudoku e quella voglia di viaggiare che non è solo per le gare
Al di là della preparazione atletica e del pedigree familiare, Giulia Murada è una ragazza che ha saputo costruirsi un equilibrio anche fuori dalle competizioni, coltivando interessi che spaziano dalla lettura dei cruciverba alla passione per i viaggi, sebbene questi ultimi, per ora, siano quasi esclusivamente legati agli impegni agonistici e agli stage in altura. Laureata in Scienza del Turismo, un percorso di studi che ha portato avanti con determinazione nonostante i ritmi serrati di un’atleta di alto livello, confessa di sognare il momento in cui potrà esplorare il mondo con calma, senza lo stress della gara alle spalle. -1 Per gestire l’ansia pre-gara, invece, la sua ricetta è semplice ed efficace: un buon sudoku o un cruciverba, un passatempo che le consente di isolarsi, di tenere la mente occupata e lontana dai pensieri che potrebbero appesantire la gamba o offuscare la lucidità necessaria nei cambi di attrezzatura, quelli che, in una sprint di tre minuti, fanno la differenza tra un podio e una delusione. -1-8
Il suo palmarès parla chiaro: dieci podi in Coppa del Mondo nella specialità sprint, due argenti vinti a Boí Taüll, uno europeo nel 2022 e uno iridato nel 2023, entrambi nella staffetta mista in coppia con Ernesto Nicolò Canclini. -3-7 Numeri che la collocano di diritto tra le favorite di una gara olimpica che, proprio per il suo format breve e intenso, si presta a pochi calcoli e molta esplosività. Arruolata nel Centro Sportivo dell’Esercito dal 2017, un’istituzione che le ha permesso di trasformare la passione in un lavoro stabile, Murada si presenta allo start della finale con la consapevolezza di chi non vuole nascondersi: “Ho tanti podi ma zero vittorie, questa è una gara diversa dalle altre e voglio sognare in grande. Voglio crederci, altrimenti non sarei qua. Le medaglie le vogliamo noi”. -1 Parole che suonano come un monito per le avversarie, in un giorno in cui l’Italia intera trattiene il fiato, aspettando di vedere se la storia scritta dai padri, quel mondiale vinto nel 2002, potrà trovare una nuova, splendida pagina nelle gesta della figlia. -5




