Libano, nuove incursioni israeliane nel sud e il nodo di Hormuz: la tregua non frena gli scontri

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La fragilità del cessate il fuoco in Libano, nonostante le recenti intese raggiunte sotto l'egida statunitense, si manifesta nuovamente con violenza nelle ore successive agli annunci ufficiali. Le Forze di difesa israeliane hanno condotto attacchi mirati nel sud del Paese, colpendo quelle che definiscono "infrastrutture" e "terroristi" di Hezbollah, in risposta a quelle che vengono descritte come violazioni degli accordi da parte del movimento sciita. L'agenzia di stampa statale libanese parla di almeno 16 vittime, senza al momento fornire una distinzione precisa tra civili e combattenti, mentre le colonne di fumo si levano dense all'alba sopra le località di confine, testimoniando una tensione che non accenna a diminuire.

L'escalation verbale di Ben-Gvir e le frizioni interne al governo

In un contesto già infiammato, le dichiarazioni del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir hanno aggiunto ulteriore combustibile, con un post sui social in cui auspica che "tutto il Libano debba bruciare" per ogni lacrima versata da una madre israeliana.

Queste parole, che riflettono la posizione dell'estrema destra, giungono dopo la notizia della morte di quattro militari israeliani in uno scontro a fuoco con Hezbollah, un episodio che ha riacceso gli animi e le critiche verso la linea del premier Netanyahu, accusato da Ben-Gvir di essere troppo remissivo nei confronti delle richieste di Washington.

Il fallimento dei colloqui in Svizzera e lo stallo su Hormuz

Parallelamente all'escalation militare, il fronte diplomatico registra un netto arretramento: i colloqui previsti in Svizzera tra Stati Uniti e Iran, che avrebbero dovuto rappresentare un passo decisivo verso una stabilizzazione regionale, sono stati rinviati a tempo indeterminato. La mancata intesa, che secondo le indiscrezioni sarebbe legata anche alle richieste di Teheran di fermare le operazioni israeliane in Libano, lascia aperti tutti i nodi cruciali, a cominciare dalla questione nucleare e, in particolare, dal controllo dello Stretto di Hormuz.

L'Iran, che già aveva minacciato la chiusura del canale, sembra intenzionato a utilizzare questa leva strategica come contropartita per qualsiasi accordo, chiedendo tra l'altro orari prestabiliti per il transito e condizioni che possano svuotare di significato il blocco navale americano, una prospettiva questa che getta un'ombra pesante sugli equilibri economici globali.

Hezbollah e il ruolo di "ago della bilancia"

La complessità della situazione è accentuata dalla posizione di Hezbollah, che si configura come un attore chiave e al contempo un ostacolo insormontabile per qualsiasi soluzione negoziata. Il gruppo, pur avendo dato un assenso di massima a una tregua nei giorni scorsi, ha di fatto continuato a colpire le forze israeliane, dimostrando di non voler sottostare completamente alle direttive del governo libanese e di agire in piena autonomia, forte del sostegno iraniano.

L'intricata partita geopolitica, in cui il Libano meridionale diventa teatro di uno scontro che coinvolge direttamente gli interessi di Washington e Teheran, sembra dunque destinata a rimanere in uno stato di perenne, pericolosa, sospensione, dove le tregue si alternano ai raid e le promesse diplomatiche vengono regolarmente infrante sul campo.

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