Eurovision, Sal Da Vinci wedding show: «Ma mi tremano le gambe»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sono passati undici anni da quando Il Volo – costringendo i piani alti di Viale Mazzini a traslocare la finalissima della kermesse canora europea da Rai2 alla rete ammiraglia – ha cambiato la percezione dell’Eurovision Song Contest nel popolo italiano. Quella che è una sfida puramente numerica per l’emittente di Stato (lo spettacolo musicale più visto al mondo) si trasforma oggi, a Vienna, in un banco di prova artistico per Sal Da Vinci, il quinto napoletano a calcare quel palco dopo Nunzio Gallo, Massimo Ranieri, Alan Sorrenti e Peppino di Capri. Lui, reduce dal trionfo sanremese, lo ha confermato senza tentennamenti: «Mi tremano le gambe, ma non vedo l’ora di risalire e ricantare per tutti».

Un matrimonio in quattro atti alla Wiener Stadthalle

La prima prova ufficiale sul palco della Wiener Stadthalle – andata in scena nella giornata di giovedì 7 maggio – ha già delineato i contorni dell’operazione culturale che l’artista intende portare in Europa. A differenza delle performance votate alla modernità a tutti i costi, Da Vinci ha scelto la strada del racconto teatrale: l’esibizione di "Per sempre sì" è stata strutturata come un vero e proprio rito nuziale diviso in quattro atti, con tanto di lampadario che scende dal soffitto a illuminare una sala da ballo ideale. Totalmente in bianco, sfoggiando un completo realizzato da un sarto partenopeo, il cantante ha trasformato la passerella in una navata, mentre la ballerina Francesca Tocca (in abito da sposa) e Marcello Sacchetta (che cura anche le coreografie) hanno riempito la scena di giochi di luce e passi acrobatici. «Sono rimasto senza fiato dalla bellezza e dalla grandezza di questo posto», ha confessato l’artista subito dopo aver lasciato il palco, quasi a voler restituire l’emozione cruda di chi si sente un "ambulante della musica" gettato in una dimensione gigantesca.

Pronostici e il peso specifico del televoto

Nonostante la scena sia stata accolta con favore dai fan presenti in sala (e dalle reaction online degli "eurovisioners"), i numeri dei principali portali di scommesse raccontano una verità impietosa per il fronte italiano. Secondo l’analisi complessa di Admiral Casino, che incrocia andamento storico, consenso social e risultati delle passate edizioni, il super favorito di questa edizione è la Finlandia con una probabilità di vittoria schizzata fino al 31% in alcune rilevazioni. Sal Da Vinci, al momento, naviga intorno a una percentuale oscillante fra il 2% e il 13% a seconda della fonte considerata, piazzandosi stabilmente fuori dalla Top 5 dei possibili vincitori. Per molti analisti, sarà decisivo il meccanismo di voto: se le giurie tecniche potrebbero storcere il naso di fronte a una melodia italiana così tradizionale (giudicandola poco innovativa), il televoto potrebbe rappresentare l’asso nella manica del nostro portacolori, capace di far breccia nei cuori degli spettatori come già successo in passato per altre grandi sorprese.

Clima politico e conduzione italiana

Proprio mentre lui prova i passi di danza nello spogliatoio, fuori dall’arena il clima è rovente per ragioni che vanno ben oltre la musica. L’edizione numero 70 della manifestazione – che si terrà dal 12 al 16 maggio – è stata messa a dura prova dal boicottaggio legato alla partecipazione di Israele: Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda hanno già fatto un passo indietro, riducendo il parterre dei partecipanti a sole 35 nazioni. Un clima incandescente che ha costretto i conduttori italiani (il "veterano" Gabriele Corsi e la new entry Elettra Lamborghini) a prendere posizione pubblicamente. «Ho un ruolo di ambassador per l'Unicef, vado in zone di guerra rischiando – ha spiegato Corsi durante la conferenza stampa di presentazione –. Se ci sarà dissenso sugli spalti, io lo racconterò, senza censure». La Rai, pur schierandosi a favore dell’inclusione, ha confermato la trasmissione live su Rai1 per la finale del 16 maggio e su Rai2 per le semifinali, nell’evidente tentativo di replicare i picchi di share del 2022, quando la vittoria dei Måneskin fece schizzare gli ascolti alle stelle.

Un'altra Italia possibile

In attesa di sapere se i bookmaker si sbaglieranno anche stavolta – dopo aver clamorosamente sottovalutato i Maneskin nel 2021 – l’unico dato certo è l’approccio umile di chi ha vinto Sanremo quasi per caso, in un’edizione che molti big avevano disertato. «La mia vita non è cambiata, sono un venditore di sentimenti abituato a ringraziare il cielo perché mi ha dato la possibilità di fare quello che faccio», ha dichiarato Da Vinci ai microfoni, parlando di un sogno realizzato per tutti quelli che "vengono dal basso". Rimane da vedere se l’Europa sarà pronta a dire "Sì" a questo racconto, o se la vittoria resterà un affare per i favoriti nordici.

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