Israele intercetta la Freedom Flotilla diretta a Gaza, a bordo Greta Thunberg e attivisti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Freedom Flotilla, organizzazione non governativa che da anni cerca di rompere il blocco israeliano su Gaza, ha visto ancora una volta fallire il suo tentativo di raggiungere la Striscia con un carico di aiuti umanitari. L’esercito israeliano ha preso il controllo dello yacht Madleen, battente bandiera britannica, che trasportava dodici attivisti, tra cui la svedese Greta Thunberg, l’attore irlandese Liam Cunningham e l’europarlamentare franco-palestinese Rima Hassan.

Secondo il governo israeliano, si sarebbe trattato di un’operazione necessaria per impedire una violazione del blocco navale imposto su Gaza, definendo l’iniziativa una “trovata di pubbliche relazioni”. In un post su X, il Ministero degli Esteri ha ironizzato sul “selfie yacht delle celebrità”, affermando che i passeggeri sarebbero stati rimpatriati e gli aiuti smistati attraverso i canali ufficiali. “Lo spettacolo è finito”, ha aggiunto, chiudendo così ogni possibilità di dialogo sull’accaduto.

Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei territori palestinesi, ha però contestato la legittimità dell’intercettazione, definendola “illegale” e denunciando una violazione del diritto internazionale. La posizione israeliana, tuttavia, rimane ferma: nessun accesso via mare a Gaza può essere consentito senza controllo, per motivi di sicurezza.

Prima del blitz, gli attivisti avevano diffuso un video in cui Thunberg, visibilmente tesa, denunciava la crisi umanitaria nella Striscia, dove la popolazione soffre per la carenza di cibo, medicine e beni di prima necessità. Il veliero, partito dalla Sicilia, aveva già segnalato interferenze ai sistemi di navigazione, preludio all’intervento delle forze israeliane.

Quella della Freedom Flotilla non è la prima missione finita nel mirino di Israele. Già nel 2010, un analogo tentativo si concluse con un’irruzione della marina militare che causò vittime, scatenando proteste internazionali. Stavolta, evitando lo scontro fisico, le autorità hanno optato per un sequestro “pulito”, ma le polemiche non si sono placate.

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