Msc Euribia, lo stretto di Hormuz si riapre: la nave italiana lascia Dubai dopo 45 giorni di attesa forzata
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Redazione Esteri
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L’incertezza che da settimane avvolge il destino delle navi bloccate nel Golfo Persico ha trovato, almeno in parte, una soluzione per la Msc Euribia. La gigante dei mari, rimasta ferma nel porto di Dubai dalla fine di febbraio a causa delle tensioni geopolitiche e della chiusura delle acque iraniane, ha finalmente sciolto gli ormeggi. Il suo è un viaggio ad alto rischio, volto ad attraversare quello che viene considerato il collo di bottiglia più pericoloso del momento: lo Stretto di Hormuz, ora riaperto – seppur in via precaria – dopo il cessate il fuoco tra Israele e Libano. Secondo i dati di tracciamento marittimo, l’unità della compagnia di Gianluigi Aponte naviga a una velocità di circa 22 nodi a nord dell’Oman, con l’obiettivo di uscire dall’area calda entro il pomeriggio di oggi, 18 aprile.
Un convoglio verso la salvezza
Non è sola, la Euribia, in questa sorta di corsa contro il tempo. Del convoglio che sta approfittando di questa finestra di transito, infatti, fanno parte altre imbarcazioni che condividevano la sua stessa sorte. La seguono a ruota la Celestyal Journey, mentre a brevissima distanza si trovano anche la Mein Schiff 4 e la Mein Schiff 5 della compagnia TUI Cruises. La scelta di muoversi in gruppo, in questo specifico contesto, non è certo casuale: le acque dello Stretto restano sotto il vigilissimo controllo delle guardie rivoluzionarie iraniane, e solo le navi autorizzate – previo il pagamento di un pedaggio – possono tentare l’attraversamento. Per la Msc Euribia, ferma da oltre 40 giorni, si tratta di una ripartenza tecnica: a bordo non ci sono passeggeri (tutti rimpatriati nelle scorse settimane via aereo), ma solo un equipaggio ridotto al minimo indispensabile per la navigazione.
Il costo economico del blocco e la rotta alternativa
Il valore dell’operazione di sblocco è imponente, se si considera il capitale investito nella flotta. La Euribia, lo ricordano gli esperti del settore, vale circa un miliardo di euro, una cifra che la rende di fatto l’imbarcazione più costosa rimasta intrappolata nel Golfo a causa della guerra. La lunga sosta forzata, durata un mese e mezzo, ha però avuto conseguenze pesanti sul programma commerciale della compagnia. L’itinerario previsto per i fiordi norvegesi, con partenza da Kiel (Germania) fissata per il 2 maggio, è stato ufficialmente cancellato. I ritardi accumulati sono ormai incompatibili con i tempi tecnici di riposizionamento, una situazione che aveva spinto l’associazione Codici a diffidare la società, accusata di vendere pacchetti turistici per crociere la cui partenza era già di fatto impossibile.
La precarietà del corridoio di Hormuz
Se la Msc Euribia è riuscita a passare, non si può certo dire che lo Stretto sia ufficialmente e stabilmente aperto al traffico commerciale. La situazione che si vive davanti alla penisola di Musandam è quella di una gestione a intermittenza, dove le regole cambiano di ora in ora. Fonti della sicurezza marittima riportano che, mentre le navi da crociera italiane e tedesche procedevano, alcuni mercantili sono stati respinti o hanno subito attacchi intimidatori. Due cargo indiani, in particolare, avrebbero dichiarato di essere stati bersaglio di colpi d’arma da fuoco da parte dei pasdaran, un chiaro segnale che la libertà di navigazione non è assolutamente garantita per tutti. Per la Msc Euribia, una volta fuori dallo Stretto, l’avventura non è però finita: la rotta per rientrare in Europa non passerà per il Canale di Suez (ritenuto troppo rischioso), ma costeggerà l’intero continente africano doppiando il Capo di Buona Speranza.




