Scuola, stipendi fermi: chi guadagna e chi resta indietro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli insegnanti italiani, figure centrali per il funzionamento della scuola pubblica, continuano a essere poco valorizzati sul piano retributivo, come confermano i dati dell’ultimo rapporto "Education at a Glance" dell’Ocse. Un docente di scuola superiore con quindici anni di carriera percepisce, a parità di potere d’acquisto, circa quarantaquattromila dollari annui, una cifra che si colloca ben al di sotto – precisamente il 16% in meno – della media dei colleghi degli altri Paesi membri, i quali viaggiano su cifre comprese tra i cinquanta e i cinquantacinquemila dollari.

Questo divario, peraltro, non è uguale per tutti i percorsi di studio. Mentre un laureato in discipline umanistiche, scegliendo l’insegnamento, finisce per guadagnare più degli ex colleghi universitari impegnati in altri settori, per i profili specializzati in materie Stem – scienze, tecnologia, ingegneria e matematica – accade esattamente il contrario. La forbice salariale, che si attesta su un +72% a favore dei dirigenti scolastici, spiega in parte la fuga verso il settore privato dei talenti tecnico-scientifici, i quali trovano remunerazioni ben più competitive al di fuori dell’aula.

La situazione, già critica, è peggiorata nell’ultimo decennio. Il rapporto annuale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che analizza lo stato dei sistemi scolastici dei Paesi membri, restituisce un’istantanea impietosa: gli stipendi reali del corpo docente, infatti, si sono ridotti di circa il 10% rispetto ai livelli del 2015, erodendo ulteriormente il potere d’acquisto di una categoria già penalizzata.

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