Navette a 30 euro sull’Alemagna chiusa: i pendolari protestano, la Regione chiede fondi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la statale 51 di Alemagna, dopo l’ultima frana, riapre solo in orario diurno – dalle 6 alle 20 – i pendolari che ogni giorno percorrono quel tratto per lavoro si scontrano con un problema tanto semplice quanto costoso: le navette alternative. Dolomitibus, l’unica opzione disponibile quando la strada è bloccata, applica tariffe che partono da 15 euro a tratta, arrivando a sfiorare i 35 per l’intero tragitto di andata e ritorno. Una spesa che, moltiplicata per i giorni di chiusura, diventa insostenibile. «Un salasso», denunciano, mentre la Regione ammette la necessità di interventi strutturali ma rimanda la soluzione a fondi ancora da reperire.

Il tema dei furbetti, intanto, non scompare. Nonostante il rischio di nuove colate detritiche dalla Croda Marcora – come quella che tre settimane fa ha travolto Cancìa, causando danni ancora da quantificare – c’è chi continua a transitare illegalmente sulla strada silvo-pastorale, persino di notte. Per questo i controlli sono stati intensificati, con presidi notturni che registrano le infrazioni. «Non è solo questione di multe, ma di sicurezza», spiegano le autorità, ricordando quanto la frana dell’ultima ora abbia dimostrato la fragilità dell’area.

A San Vito di Cadore, dove la riapertura parziale è stata concordata dopo un vertice in prefettura, si discute di opere urgenti per mitigare il pericolo. La Provincia di Belluno, da parte sua, ha già stimato i costi dei danni recenti, ma per gli interventi futuri serviranno risorse statali. Intanto, l’assessore regionale prova a placare le proteste: «Chi lavora a Cortina deve poter arrivare senza spendere cifre esorbitanti», sottolinea, distinguendo tra pendolari e turisti, questi ultimi invitati a percorrere il più lungo giro del Cadore.

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