La "cryptoqueen" condannata a 11 anni per la mega truffa in Bitcoin
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Redazione Economia
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La giustizia britannica ha chiuso i conti, con una condanna a undici anni e otto mesi di reclusione, con quella che i media hanno ribattezzato la “dea cinese del lusso”, Zhimin Qian, ritenuta colpevole di aver ordito una delle più imponenti truffe finanziarie mai realizzate attraverso l’utilizzo di Bitcoin. La sentenza, emessa dalla Southwark Crown Court di Londra, mette fine a un periodo di latitanza della donna, che dopo essere fuggita dalla Cina era riuscita a costruirsi un’esistenza opulenta in varie nazioni europee, alloggiando in strutture di alto livello e dedicandosi ad acquisti di beni di pregio, finanziati con il ricavato delle sue attività illecite. I pubblici ministeri, che hanno descritto il suo stile di vita come “stravagante”, hanno ricostruito un sistema fraudolento che, a partire dal 2014, ha coinvolto un numero stimato di circa 128mila persone, molte delle quali hanno perso i propri risparmi affidandosi a promesse di facili guadagni.
Il meccanismo della frode e l'accumulo di criptovalute
Attraverso una società con base a Tianjin, nella Cina nordorientale, Zhimin Qian – conosciuta anche con il nome di Yadi Zhang – riuscì a mettere in piedi uno schema piramidale che le permise di accumulare, nel giro di pochi anni, una quantità enorme di criptovalute. Il bottino, stimato in oltre 61.000 Bitcoin – un valore che, ai tassi di cambio odierni, supera i sei miliardi di dollari – è stato in parte reinvestito in beni di lusso e in parte riciclato attraverso transazioni finanziarie complesse, che hanno reso necessario un lavoro investigativo durato sette anni. La donna, la cui posizione è stata definita “esemplare” dalle autorità giudiziarie britanniche, si è dichiarata colpevole lo scorso settembre per i reati di frode e riciclaggio di denaro, evitando così un processo dibattimentale ma non la conseguente condanna alla detenzione.
La diffusione delle immagini dell'arresto
Solo dopo la pronuncia della sentenza, la polizia britannica ha diffuso le riprese video dell’arresto di Zhimin Qian, avvenuto nell’aprile del 2024, che mostrano le fasi conclusive di una caccia all’uomo protrattasi per un lungo periodo. Le immagini, che ritraggono gli agenti mentre eseguono il fermo, sono state rese pubbliche per dimostrare l’efficacia delle indagini, coordinate a livello internazionale, che hanno portato alla cattura di una delle latitanti più ricercate nell’ambito delle frodi legate alle valute digitali. La “cryptoqueen”, come è stata soprannominata dalla stampa anglosassone, ha trascorso gli ultimi anni della sua libertà spostandosi tra diverse nazioni del continente europeo, sfruttando l’anonimato offerto dalle criptovalute e la mancanza di una regolamentazione uniforme in materia per continuare a gestire il proprio patrimonio illecito.
Le implicazioni giudiziarie e il percorso dell'inchiesta
La vicenda giudiziaria, che si è conclusa con la condanna a undici anni e otto mesi, ha evidenziato la dimensione transnazionale dei reati finanziari legati alle criptovalute e la necessità di una cooperazione rafforzata tra le forze di polizia di diversi Paesi. L’inchiesta, focalizzata inizialmente sulle attività della società di Tianjin, si è progressivamente estesa fino a coinvolgere specialisti in riciclaggio di valuta a livello globale, rivelando l’esistenza di una rete articolata che ha permesso alla donna di trasferire ingenti somme di denaro. La declaratoria di colpevolezza, oltre a sancire la fine della parabola criminale di Zhimin Qian, costituisce un precedente significativo nella lotta contro le frodi di natura finanziaria che sfruttano l’innovazione tecnologica e la fiducia degli investitori meno esperti.




