Brasile in fiamme: proteste contro i dazi di Trump, bruciate le effigi del presidente Usa e di Bolsonaro
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Redazione Esteri
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Le strade del Brasile sono diventate il teatro di una protesta infuocata contro i dazi imposti dagli Stati Uniti, con manifestanti che hanno dato alle fiamme immagini di Donald Trump e dell’ex presidente Jair Bolsonaro. L’ira popolare, alimentata da sindacati e movimenti studenteschi, è esplosa in risposta al balzo del 50% dei dazi su oltre un terzo delle esportazioni brasiliane verso gli Stati Uniti, entrato in vigore il 1° agosto. Una mossa che ha spinto il governo di Luiz Inácio Lula da Silva a preparare una risposta, pur mantenendo aperta la porta al dialogo.
Trump ha firmato il provvedimento mercoledì 30 luglio, invocando l’Emergency Economy Power Act del 1977, una legge che conferisce al presidente americano poteri eccezionali in materia di commercio internazionale, giustificati da «minacce alla sicurezza nazionale». Una scelta che ha ulteriormente inasprito i rapporti con Brasilia, già tesi dopo le tensioni giudiziarie legate all’operato del giudice Alexandre de Moraes, figura chiave nella lotta alla disinformazione e ai tentativi di destabilizzazione durante l’era Bolsonaro.
Mentre il Brasile cerca di coordinare una risposta multilaterale, altri Paesi si trovano a fare i conti con la stessa stretta protezionistica. L’India, stretta nella morsa della dipendenza dal petrolio russo, prova a resistere, mentre la Svizzera tenta di riaprire le trattative. Il Canada, invece, sembra ormai rassegnato alla politica commerciale aggressiva del vicino americano.




