Khamenei indebolito, che fine farà il regime? Il nodo del programma nucleare e la transizione già in atto
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Redazione Esteri
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Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran, da oltre tre decenni al vertice del potere, sembra oggi più isolato che mai. Mentre il suo ruolo si riduce a quello di un simbolo, le decisioni strategiche passano sempre più attraverso il Consiglio supremo di sicurezza, guidato dal generale Ali Akbar Ahmadian, espressione di un’ala militarista e intransigente dei pasdaran. È questa la fotografia di un regime che, pur mantenendo una facciata di continuità, potrebbe essere già avviato verso una fase di transizione.
Nonostante le apparenze, il vero potere non risiede più nelle mani dell’anziano ayatollah, ma in quelle di un establishment sempre più dominato dalle forze armate. Lo dimostra il recente accordo con gli Stati Uniti, mediato dal Qatar, che ha permesso un attacco simulato alla base di Al Udeid, una mossa calcolata per salvare la faccia ma che, nei fatti, segna una ritirata strategica. L’Iran, privato delle sue milizie proxy in Medio Oriente e con un’influenza regionale in declino, sembra aver accettato una resa silenziosa.
Eppure, Khamenei non è ancora un fantoccio. Ferito ma non sconfitto, potrebbe rispondere riaccendendo la miccia del programma nucleare, riprendendo l’arricchimento dell’uranio con rinnovato vigore. «Userà il vecchio copione della resistenza», osservano alcuni analisti, rifiutando qualsiasi concessione agli Stati Uniti e puntando su un riarmo che, seppur rischioso, garantirebbe al regime una nuova leva negoziale.
Intanto, le speculazioni sulla successione si infittiscono. Mojtaba, figlio di Khamenei, è spesso indicato come il possibile erede, ma la sua ascesa non sarebbe priva di opposizioni. La repressione interna, intanto, non accenna a diminuire, mentre voci di dissenso – comprese quelle che invocano un ritorno alla monarchia – vengono soffocate sul nascere. «Escluso il sostegno al figlio dello Scià», sottolinea una ricercatrice del Memri, evidenziando come il regime preferisca affidarsi alle sue strutture di potere piuttosto che aprire a svolte imprevedibili.




