Petroliera Seajewel, trovato un secondo ordigno sul fondale. Indagini sui servizi segreti ucraini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il caso della petroliera Seajewel, colpita da esplosioni misteriose al largo di Savona nella notte tra venerdì e sabato scorso, si complica ulteriormente con il ritrovamento di un secondo ordigno sul fondale marino. La procura di Genova, che indaga per terrorismo, sta cercando di ricostruire una vicenda che presenta ancora molti punti oscuri. Le esplosioni, due secondo le testimonianze, hanno provocato una falla di oltre un metro nella camera di sicurezza della nave, evitando per un soffio un disastro ambientale di proporzioni enormi, considerato il carico di 109mila tonnellate di greggio trasportato dalla Seajewel.

La dinamica degli eventi, ancora da chiarire, sembra suggerire che il primo ordigno, meno potente, si sia staccato prima di esplodere, mentre il secondo, più potente, sarebbe rimasto inesploso sul fondale. Le indagini, condotte dalla Direzione Distrettuale Antiterrorismo (Dda) in collaborazione con la Digos di Genova e la Capitaneria di porto, stanno seguendo diverse piste, tra cui quella del terrorismo di matrice ucraina. Non è un caso che l’attenzione delle autorità si sia estesa anche ai porti di Venezia e Trieste, dove è stato innalzato il livello di allerta.

La Seajewel, battente bandiera maltese, è al centro di un giallo che coinvolge anche la sua gemella, la Seacharm, entrambe attualmente ormeggiate tra Savona e Vado Ligure. Le due navi, che hanno scaricato greggio nei porti liguri, sono accomunate da diversi aspetti, tra cui il fatto che l’armatore della Seajewel è stato definito da fonti ucraine come uno "sponsor di guerra" di Mosca. Questo dettaglio, se confermato, potrebbe aprire scenari complessi, legati al conflitto tra Russia e Ucraina e alle sue ripercussioni internazionali.

Il procuratore capo Nicola Piacente, affiancato dalla sostituta Monica Abbatecola, ha tenuto una lunga riunione operativa per coordinare le indagini e fare luce su un episodio che ha sollevato non poche preoccupazioni. La presenza di ordigni esplosivi in un’area portuale strategica come quella ligure, infatti, rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale, oltre che un potenziale rischio ambientale. Le autorità stanno lavorando nel massimo riserbo, cercando di evitare fughe di notizie che potrebbero compromettere le indagini.

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