Garlasco, la famiglia Poggi contro le "pseudo-informazioni" sul caso Chiara

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo diciotto anni di silenzio, la famiglia Poggi ha deciso di rompere il muro di riserbo che l’ha circondata da quel 13 agosto 2007, quando Chiara, allora ventiseienne, fu trovata senza vita nella sua abitazione. Ora, di fronte a quello che definiscono un «assedio mediatico» costellato di illazioni e ricostruzioni fantasiose, i parenti della vittima hanno scelto di reagire attraverso i loro legali, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, denunciando una «crescente ondata di contenuti diffamatori» amplificati da stampa e social network.

Non solo i Poggi, però, hanno alzato la voce. Anche la famiglia Cappa, imparentata con Chiara, ha preso posizione contro quelle che considera «assurde ed implausibili pseudo-informazioni», minacciando azioni legali per tutelare la propria reputazione. «Non tollereremo oltre questo modo di agire illecito», hanno fatto sapere, sottolineando come il flusso di notizie non verificate stia alimentando un clima di sospetti e accuse prive di fondamento.

Particolare irritazione ha suscitato la recente puntata de Le Iene, in cui è stata riproposta la testimonianza – già smentita all’epoca – di un uomo deceduto che insinuava una «presunta relazione sentimentale» tra Chiara e un «uomo adulto». Una scelta, quella del programma, giudicata dalla famiglia Poggi come un ulteriore tentativo di strumentalizzare la memoria della giovane. «Si tratta di dichiarazioni false, riesumate solo per creare sensazionalismo», hanno ribadito gli avvocati, evidenziando come simili operazioni rischino di inquinare ulteriormente un caso già complesso.

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