Peggiorano le condizioni di Lucescu, l’ex ct della Romania è in coma farmacologico dopo l’infarto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il quadro clinico di Mircea Lucescu, l’ottantenne tecnico che ha segnato un’epoca sulla panchina della Romania e non solo, si è improvvisamente aggravato nelle ultime ore, al punto che i medici dell’Ospedale Universitario di Bucarest hanno scelto di indurlo in coma farmacologico. L’ex allenatore di Inter e Brescia, già operato martedì scorso per un problema cardiaco, aveva inizialmente mostrato una lieve stabilizzazione; nella notte tra sabato e domenica, tuttavia, si è manifestata una nuova insorgenza di gravi aritmie, tali da richiedere il trasferimento d’urgenza nel reparto di terapia intensiva dello stesso policlinico universitario. È lì che Lucescu viene tenuto in vita con l’ausilio dei macchinari, come rivelato dall’agenzia rumena GSP e ripreso dalla ‘Gazeta Sporturilor’, mentre i familiari fanno il loro ingresso e uscita nel corridoio della speranza che ogni ospedale custodisce malvolentieri.

Un infarto acuto e il brusco peggioramento notturno

Era stato venerdì scorso, infatti, il momento del primo, drammatico segnale: un infarto miocardico acuto aveva costretto Lucescu a un ricovero immediato, senza che però si potesse prevedere quella che poi sarebbe stata una parabola discendente tanto rapida. L’intervento chirurgico, eseguito martedì, sembrava aver rimosso l’ostacolo più immediato; eppure, nel corso della notte successiva al sabato, il cuore del tecnico ha ripreso a battere in modo anarchico. Le aritmie, stavolta più violente e resistenti ai farmaci, hanno convinto l’équipe cardiologica a optare per il coma farmacologico – una procedura che riduce al minimo il consumo energetico dell’organismo, proteggendo il cervello e gli altri organi vitali. Nessun bollettino ufficiale, da quel momento, ha fornito aggiornamenti rassicuranti; l’unica certezza è che Lucescu si trova ancora in rianimazione, assistito da ventilatori e monitor multiparametrici.

Ore difficili per la famiglia, Razvan in panchina nel derby greco

Mentre il padre lotta tra la vita e la morte, il figlio Razvan – anch’egli allenatore – non ha voluto sottrarsi all’impegno professionale più delicato della stagione. Nella giornata di domenica, infatti, ha guidato il suo Paok nel derby contro il Panathinaikos, un match che si è concluso a reti bianche (0-0) e che lui stesso ha diretto dalla fascia laterale, stringendo i denti e tenendo il telefono sempre a portata di mano. Finita la partita, Razvan si è subito messo in viaggio verso Bucarest, dove lo attende un padre che non parla né vede da quando è stato sedato. Quella scelta di andare comunque in panchina – comprensibile per chi conosce il peso del calcio greco e la rivalità tra le due squadre – ha suscitato rispetto tra i tifosi del Paok, senza però attenuare l’angoscia per un’intera dinastia che ha fatto del pallone la propria ragione di vita.

Il passato italiano (Inter e Brescia) e il peso di una carriera leggendaria

Lucescu, va ricordato, non è solo il tecnico che ha vinto tutto con lo Shakhtar Donetsk o che ha guidato la nazionale romena in un’epoca complicata. Per il pubblico italiano, lui resta l’allenatore che nel 1998-99 sedette sulla panchina dell’Inter – un’esperienza breve e non esaltante, ma sufficiente a lasciare il segno – e quello che, qualche anno prima, aveva portato il Brescia a una salvezza insperata. La sua carriera, costellata di trofei in Turchia, Ucraina e Romania, ha sempre avuto un filo conduttore: la capacità di rigenerare squadre apparentemente al capolinea. Ora, però, a dover essere rigenerato è il suo stesso cuore, messo a dura prova da ottant’anni di vita e da uno stress che neppure il più esperto dei preparatori atletici avrebbe saputo calcolare. I tifosi delle sue ex squadre – dallo Zenit al Galatasaray, dal Rapid Bucarest alla Dinamo Kiev – hanno iniziato a organizzare veglie silenziose, benché l’ospedale sconsigli qualsiasi assembramento.

Terapia intensiva e macchinari: nessuna previsione sul risveglio

Dall’Universitary Emergency Hospital di Bucarest, dove Lucescu è stato trasferito nel cuore della notte, filtra solo la comunicazione essenziale: il paziente resta in coma farmacologico, il suo quadro è stazionario ma grave, e ogni valutazione sull’eventuale risveglio viene rinviata alle prossime 48-72 ore. I medici, in questi casi, non amano concedere ottimismi di facciata; sanno che l’aritmia maligna post-operatoria rappresenta una delle complicanze più temute in cardochirurgia, specie su un organismo ottantenne. I familiari più stretti – tra cui la moglie e l’altro figlio – si sono alternati al capezzale, senza però poter interagire con lui se non attraverso il filtro di un tubo endotracheale e il rassicurante, quanto inquietante, bip dei monitor. Per ora, l’unica certezza è che l’ex ct della Romania non è più cosciente e che la sua vita dipende da quei macchinari che nessun allenatore, per quanto esperto, ha mai imparato a gestire.

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