Mircea Lucescu in coma farmacologico a Bucarest, il figlio Razvan guida il Paok nel derby greco prima di correre al capezzale
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Redazione Sport
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L’ottantenne tecnico romeno Mircea Lucescu, che molti tifosi italiani ricordano per le sue avventurose esperienze sulle panchine di Brescia e Inter oltre che per la lunga militanza in club di primo piano come il Galatasaray e lo Shakhtar Donetsk, versa in condizioni disperate dopo un improvviso aggravamento del quadro clinico che lo aveva inizialmente ricoverato venerdì scorso. L’uomo, che aveva lasciato da pochissimi giorni la guida della nazionale romena dopo un malore accusato durante una riunione tecnica in vista dell’amichevole con la Slovacchia, è stato colpito da un infarto miocardico acuto: un evento che, stando alle ricostruzioni dei media locali riprese dall’agenzia GSP, lo ha costretto a un ricovero d’urgenza presso l’Ospedale Universitario di Bucarest.
Un brusco peggioramento durante la notte e il trasferimento in rianimazione
Proprio quando i primi bollettini medici lasciavano intendere una parziale stabilizzazione, tanto da descrivere l’ex commissario tecnico come vigile e collaborativo, la situazione è precipitata nel corso della notte tra sabato e domenica. Il personale sanitario dell’ospedale, che lo stava monitorando costantemente, ha disposto il trasferimento d’urgenza nel reparto di terapia intensiva; qui i medici hanno indotto uno stato di coma farmacologico per proteggere le funzioni vitali dell’anziano allenatore, costretto a fare affidamento esclusivamente sui macchinari per il supporto cardiaco e respiratorio. La notizia, diffusa inizialmente dal sito di ‘Gazeta Sporturilor’, ha confermato che il quadro clinico si è fatto drammaticamente più complesso rispetto ai giorni precedenti, quando gli stessi sanitari avevano parlato di un paziente “stabile e cosciente”. Quella che sembrava una degenza di routine, necessaria per impiantare un defibrillatore a scopo precauzionale, si è trasformata in una lotta per la sopravvivenza che tiene con il fiato sospeso l’intero ambiente calcistico europeo.
Il figlio Razvan: dalla panchina del derby greco all’ospedale di Bucarest
Mentre la salute del padre peggiorava, il figlio Razvan Lucescu si trovava impegnato in una delle partite più delicate della stagione sportiva greca, alla guida della sua squadra, il Paok Salonicco, impegnato nel derby contro il Panathinaikos. Nonostante la notizia delle gravi condizioni del padre fosse ormai di dominio pubblico, l’allenatore ha scelto di adempiere fino in fondo al proprio dovere professionale, dirigendo la squadra dalla panchina per l’intera durata del match terminato a reti bianche (0-0). Una scelta, la sua, che testimonia la tempra e la dedizione al lavoro ereditata dal padre, ma che non ha fatto che aumentare la tensione emotiva attorno a una vicenda già di per sé drammatica. Appena il triplice fischio ha sancito la fine della partita, Razvan si è precipitato in aeroporto per volare immediatamente a Bucarest, lasciando i suoi assistenti a gestire le interviste post-partita mentre lui correva al capezzale di Mircea per portargli quel conforto che, dati i pesanti farmaci somministrati per mantenere lo stato di incoscienza, probabilmente l’anziano tecnico non potrà nemmeno percepire.
Un mese di calvario: dall’esonero della Romania all’infarto in ospedale
Il ricovero attuale rappresenta purtroppo l’ultimo atto di un mese di marzo tribolato per l’ex allenatore dell’Inter, che solo pochi giorni fa aveva guidato la nazionale nella semifinale dei playoff mondiali persa contro la Turchia di Vincenzo Montella. Già prima dell’amichevole con la Slovacchia, Lucescu aveva accusato un malore e uno svenimento durante la riunione tecnica nel ritiro, venendo subito soccorso e ricoverato per accertamenti. La Federcalcio romena, dopo aver valutato le sue precarie condizioni fisiche che lo costringevano da mesi a lottare contro una malattia dalla quale non aveva voluto rivelare la natura, aveva optato per l’esonero giovedì 2 aprile, interrompendo così la sua seconda avventura sulla panchina della nazionale. Il giorno successivo, mentre si trovava ancora in ospedale probabilmente in attesa delle dimissioni, è stato colpito dal doppio infarto che lo ha ridotto in fin di vita; un tragico scherzo del destino che ha trasformato una semplice camera d’ospedale nel teatro di una delle pagine più cupe della sua lunga esistenza.




