Mircea Lucescu, addio al ‘re’ d’Oriente: la Dinamo Bucarest gli intitolerà il nuovo stadio
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Redazione Sport
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La notizia della scomparsa, che ha gettato nello sconforto l’intero ambiente pallonaro – specie quello romeno, dove l’ex calciatore e poi tecnico ha lasciato un’impronta indelebile – ha trovato una risposta concreta e solenne da parte di chi lo ha sempre considerato un figlio prediletto. La Dinamo Bucarest, la squadra dei suoi esordi e delle sue glorie giovanili, ha deciso di tramutare il lutto in memoria perpetua. Il club, insieme alle autorità locali, ha ufficializzato l’iter per intitolare il nuovo impianto sportivo della società al “Maestro”, un’area destinata a sorgere accanto al vecchio stadio e che potrà ospitare circa ventiseimila spettatori. Un gesto, questo, che va oltre il semplice omaggio formale per incarnare la volontà di ancorare il futuro della squadra alla figura di chi, per decenni, ne ha rappresentato l’anima e l’ambizione.
Un lutto che attraversa i confini e le competizioni
Il mondo del calcio, si sa, è fatto di appartenenze ferree, ma quando se ne va un personaggio del calibro di Mircea Lucescu – uno che ha vinto trofei in sette Paesi diversi e che siede nell’olimpo degli allenatori con trentacinque titoli all’attivo – le rivalità tacciono per lasciare spazio al rispetto. Basti pensare che l’uomo, stroncato da un infarto pochi giorni dopo aver condotto la nazionale nell’amaro playoff mondiale perso con la Turchia, era stato ricoverato d’urgenza già il 29 marzo a causa di un’aritmia, per poi subire un arresto cardiaco il 3 aprile che ne ha segnato il destino. In segno di lutto, la UEFA ha disposto un minuto di raccoglimento prima di tutte le gare di Champions, Europa e Conference League in programma nell’immediato post-scomparsa, mentre la Serie A, e in particolare l’Inter, hanno voluto stringersi attorno ai familiari di un uomo che, sulla panchina dei nerazzurri, ha lasciato un segno pur nella breve durata della sua esperienza italiana.
La leggenda del “re” d’Oriente e il cordoglio dei suoi ragazzi
Per comprendere la portata della perdita, forse, bisogna ascoltare chi lo ha avuto come guida sul campo. Maurizio Ganz, ex attaccante di scuola italiana e tra i suoi uomini più fedeli, lo ha descritto come “un papà per tutti i giocatori”, sottolineando la sua capacità innata di tenere in pugno lo spogliatoio senza mai essere oppressivo. Ganz ha ricordato un’abitudine quasi rituale: ogni venerdì, Lucescu portava tutta la squadra a mangiare la pizza, un gesto apparentemente banale che serviva a cementare il gruppo. Questa umanità, unita a una visione tattica che lo ha reso un precursore del calcio moderno – capace di vincere l’Uefa Cup con lo Shakhtar Donetsk nel 2009 e di imporsi in Turchia sia con Galatasaray che con Besiktas – è il tratto che molti ex calciatori hanno voluto sottolineare in queste ore di cordoglio.
L’addio a Bucarest tra folla e cerimonie militari
Mentre la burocrazia avvia le pratiche per ribattezzare il nuovo stadio “Dinamo - Mircea Lucescu” – come confermato dal ministro degli Interni romeno Catalin Predoiu – la Romania si è fermata per restituire al suo figlio più illustre l’affetto ricevuto. La salma dell’ex commissario tecnico è stata esposta per due giorni all’Arena Nazionale di Bucarest, dove migliaia di tifosi hanno sfilato in silenzio per rendere omaggio alla bara avvolta nella bandiera tricolore. I funerali, celebrati con onori militari, si sono svolti in forma riservata come richiesto dalla famiglia, prima della sepoltura nel cimitero Bellu della capitale. Con la pala che copre la terra, si chiude il capitolo terreno di un gigante, ma il suo nome – impresso sul fronte del nuovo stadio – continuerà a vegliare sul calcio che lo ha reso immortale.




