Iran, i raid segreti degli Emirati e il rischio di una guerra nel Golfo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il fragore di un conflitto che molti speravano confinato tra Israele e Iran rischia invece di propagarsi lungo le sponde del Golfo, trascinando attori finora rimasti nell’ombra. Secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal, che cita fonti informate, gli Emirati Arabi Uniti avrebbero condotto attacchi segreti di vasta portata contro Teheran, approfittando della nebulosità operativa generata dagli scontri più ampi con gli Stati Uniti e lo stesso Stato ebraico. Questi raid, mai ufficialmente rivendicati, sarebbero stati eseguiti utilizzando aerei da combattimento di fabbricazione occidentale, un dettaglio che sottolinea la volontà emiratina di proiettare potenza senza esporsi sul piano politico, proteggendo al contempo il proprio potere economico e un’influenza regionale in costante ascesa. Il cortocircuito è immediato: una tale condotta – qualora ulteriori prove ne consolidassero la veridicità – potrebbe trasformare la penisola arabica in un nuovo fronte diretto, spingendo alcuni stati del Golfo verso una guerra aperta con la Repubblica islamica.
Le reazioni di Teheran e la “collusione” con Netanyahu
Non è tardata la replica del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, il quale ha rotto il silenzio con un’accusa pesante come un macigno. In un post sulla piattaforma X, Araghchi ha dichiarato che Teheran era perfettamente a conoscenza della visita – mai ammessa prima d’ora – del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad Abu Dhabi, definendola un atto di “collusione” con il nemico. “Netanyahu ha ora rivelato pubblicamente ciò che i servizi di sicurezza iraniani avevano comunicato tempo fa alla nostra leadership”, ha scritto il ministro, riferendosi a un annuncio dell’ufficio del premier israeliano diffuso nel pomeriggio precedente. Questa rivelazione incrocia un altro giallo diplomatico: Abu Dhabi ha infatti smentito con decisione ogni indiscrezione sulla presunta visita segreta di Netanyahu, negando sia l’arrivo del leader sia la presenza di una delegazione militare israeliana. “Gli Emirati Arabi Uniti smentiscono le notizie che circolano su una presunta visita del premier israeliano negli Emirati, o di aver ricevuto una qualsiasi delegazione militare israeliana”, si legge in una nota diffusa dal ministero degli Esteri emiratino.
Il ruolo saudita e la conferma di attacchi “non pubblicizzati”
La complessità della situazione cresce ulteriormente se si allarga lo sguardo verso Riad. Secondo quanto riferito da Reuters, due funzionari occidentali e due iraniani avrebbero confermato il lancio di numerosi attacchi “non pubblicizzati” contro l’Iran, questa volta a opera dell’Arabia Saudita. Un’escalation, se confermata, che rappresenterebbe il primo attacco saudita diretto contro il regime iraniano, una linea rossa che i sauditi avevano finora prudentemente evitato di valicare. La motivazione addotta sarebbe una risposta ai precedenti attacchi di Teheran verso obiettivi sauditi, in un braccio di ferro che da anni si consuma per procura in Yemen, Siria e Iraq. Ciò che emerge, dunque, è una sorta di guerra parallela e silenziosa, condotta con raid segreti e smentite ufficiali, dove la posta in gioco non è solo la sopravvivenza politica dei regimi, ma anche il controllo delle rotte energetiche e delle sfere d’influenza.
I nodi irrisolti tra smentite e conferme incrociate
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la conferma – paradossalmente proveniente da un ex capo dello staff israeliano – della visita negata dagli Emirati, una dissonanza che trasforma il dossier in un groviglio di difficile soluzione. Se gli Emirati hanno smentito, altre fonti hanno invece ribadito la sostanza dell’incontro. In questo scenario di crescente tensione, la diplomazia ufficiale sembra arrancare, mentre i raid segreti diventano lo strumento preferenziale per colpire senza dichiarare guerra. Non vi è, al momento, alcuna certezza assoluta sulla portata delle operazioni emiratine o saudite, ma il semplice fatto che tali indiscrezioni circolino e vengano commentate ai massimi livelli istituzionali (come ha fatto Araghchi) indica che il confine tra guerra occulta e conflitto aperto si è ormai assottigliato fino a diventare quasi impercettibile.




