Europei di ciclismo, Ciccone non si dà pace: «Voglio vedere il vero fotofinish»
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Redazione Sport
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A più di un giorno dalla prova in linea degli Europei di ciclismo, la ferita di Giulio Ciccone resta aperta. L'argento conquistato a Šenčur, in Slovenia, dietro a Remco Evenepoel per una differenza di 2,8 millesimi di secondo, non è un risultato che l'abruzzese riesce a mettere da parte con facilità. Il giorno dopo la gara, con un lungo post pubblicato sul proprio profilo Instagram, il corridore ha voluto chiarire la propria posizione, separando con nettezza il riconoscimento del valore dell'avversario dalla richiesta di chiarezza sul fotofinish che ha assegnato il titolo continentale.
Il riconoscimento all'avversario
Ciccone non ha mai messo in discussione la prestazione di Evenepoel. Nel suo messaggio, il corridore italiano scrive che il belga «ieri è stato il corridore più forte», aggiungendo che «ha corso da Campione, ha saputo interpretare e gestire una gara complessa e ha offerto una prestazione straordinaria». Parole che confermano una stima enorme, ribadita anche quando l'azzurro spiega la propria condotta tattica nel finale.
Scaroni, suo compagno in Nazionale, era all'inseguimento a circa trenta secondi, almeno secondo le informazioni che riceveva dalle lavagne, e in quella situazione Ciccone non poteva mettersi a tirare contro un altro italiano. Una scelta di corsa coerente con il ruolo che aveva in quel momento della gara.
La richiesta di vedere l'immagine sulla linea reale
Il nodo, però, resta il fotofinish. Ciccone racconta di aver riguardato centinaia di volte le immagini disponibili e di continuare a vedere, nelle riprese in cui la linea d'arrivo è visibile, una dinamica che non riesce a conciliare con il verdetto. Nella mattinata i commissari, insieme ai tecnici federali, gli hanno spiegato il funzionamento e il criterio con cui è stato interpretato il fotofinish, quindi non sta chiedendo un'altra spiegazione. La richiesta è un'altra: «Sto chiedendo di vedere il fotofinish corrispondente esattamente alla reale linea d'arrivo», scrive.
«Vorrei poter vedere, in maniera inequivocabile, il passaggio delle nostre due ruote nel punto preciso in cui, secondo il regolamento, viene stabilito l'arrivo». Se un titolo europeo viene deciso per 2,8 millesimi di secondo, sostiene il corridore, è legittimo chiedere che proprio quel passaggio possa essere mostrato con la stessa precisione con cui è stato determinato il risultato.
La spiegazione tecnica dell'Unione Europea di Ciclismo
L'Unione Europea di Ciclismo ha difeso il proprio sistema di cronometraggio con una nota ufficiale. Secondo la federazione continentale, il fotofinish non è una fotografia tradizionale, ma un'immagine composta dalla sequenza cronologica di riprese effettuate sulla linea d'arrivo, con una frequenza che nel caso della prova in linea maschile ha raggiunto le 13.000 scansioni al secondo.
La tecnologia utilizzata, una line-scan camera, registra ciò che attraversa una singola linea verticale dello spessore di un pixel, producendo quelle deformazioni geometriche che hanno alimentato perplessità e illazioni. Le ruote ovalizzate e i corpi allungati o compressi che si vedono nell'immagine diffusa non sono il segno di una manipolazione, ma la rappresentazione grafica del diverso tempo impiegato da ciascuna parte della bicicletta e del corridore ad attraversare quella linea.
Il punto di riferimento per stabilire l'ordine d'arrivo è il primo pixel di gomma della ruota anteriore che interrompe il fascio della linea di arrivo.
Il finale di gara e il podio
La corsa si era decisa negli ultimi chilometri del circuito sloveno, dopo che i due corridori erano andati in fuga insieme nel penultimo giro. Ciccone era entrato per primo nell'ultima curva a destra, a circa trecento metri dal traguardo, con un sorpasso che sembrava aver messo al sicuro la vittoria. Aveva poi lanciato la volata guadagnando un margine che pareva incolmabile, ma Evenepoel non si è arreso e lo ha superato proprio sulla linea.
Per il belga si tratta del primo titolo europeo in linea, l'ultimo tassello che mancava a una collezione che comprende già l'oro olimpico, i Mondiali e i titoli nazionali a cronometro e in linea. Sul podio di Šenčur è salito anche Christian Scaroni, terzo a 59 secondi, mentre il lettone Toms Skujiņš ha chiuso quarto a 1 minuto e 13 secondi.
Le dichiarazioni dei protagonisti
Evenepoel, dal canto suo, ha raccontato di aver temuto di non farcela. «Pensavo di non riuscire a vincere questo sprint», ha dichiarato il belga, spiegando che Ciccone aveva preso un vantaggio considerevole prima di essere rimontato proprio sul traguardo. La settimana precedente era stata difficile, segnata dalla delusione ai Mondiali in Canada, un episodio che l'aveva pesato più di quanto avesse lasciato trasparire. «È un grande sollievo tornare a un buon livello oggi e completare la mia collezione di maglie», ha aggiunto.
Quanto a Ciccone, la sensazione immediata dopo la comunicazione del risultato è stata, per sua stessa ammissione, la più brutta della carriera. «Non ho mai sofferto così per un secondo posto», ha raccontato, «quando c'è una maglia in palio, il colore della medaglia conta poco. Io volevo soltanto quella d'oro».
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