Pellegatti e Adani contro la partita Milan-Como in Australia: "Scelta folle e senza rispetto"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La decisione di disputare la partita di Serie A tra Milan e Como a Perth, in Australia, nel febbraio del 2026, ha scatenato un acceso dibattito che travalica i confini del semplice campionato. Carlo Pellegatti, noto giornalista, non ha nascosto il suo stupore, definendo "completamente folle" l'idea di trasferire un derby lombardo dallo Stadio Giuseppe Meazza all'altro emisfero. La sua perplessità, espressa con toni decisi, si concentra sulla dicotomia tra il rischio sportivo, concreto per una squadra chiamata a giocare in condizioni proibitive, e le logiche economiche che sembrano prevalere. "Tra il rischio di perdere punti lontano da San Siro e mettere in tasca qualche milione", ha affermato Pellegatti, "non penso che nemmeno si ponga la questione", sottolineando come la priorità non sia più il campo ma il profitto.

Lele Adani: "Mancanza di rispetto per i tifosi"

Alle critiche di Pellegatti si sono prontamente unite quelle, ancor più dirette, di Lele Adani. L’ex difensore, ora opinionista televisivo, ha utilizzato il suo profilo Instagram per lanciare un attacco frontale contro gli organizzatori, interrogandosi pubblicamente sul "rispetto per la gente". Le sue parole, dure e senza giri di bottiglia, dipingono l’operazione come un atto di distacco dalle radici del calcio e dai suoi sostenitori più fedeli. Quella che per la lega è una mossa di marketing internazionale, finalizzata a dare visibilità al campionato in un mercato in crescita, per una parte significativa del mondo del calcio italiano rappresenta invece una forzatura che ignora le esigenze primarie degli appassionati.

Lo spostamento forzato e i costi proibitivi

La necessità di spostare l’incontro, nata a causa della cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina in programma proprio a San Siro nello stesso weekend, ha offerto il pretesto per una scelta senza precedenti. Ciò che ha trasformato una semplice esigenza logistica in un caso emblematico è stata però l’opzione di varcare i confini continentali, optando per un viaggio di migliaia di chilometri. La decisione, che ha ormai ricevuto il via libera definitivo dall'Uefa, sconvolge la tradizione e impone un onere economico insostenibile per la gran parte dei tifosi, i quali, dopo aver acquistato l’abbonamento, si vedono costretti a rinunciare all’evento a causa di biglietti dal prezzo elevatissimo e di spese di viaggio faraoniche.

Una logica commerciale che divide

L’episodio, al di là delle singole posizioni, mette in luce una frattura sempre più profonda tra la dirigenza del calcio e il suo pubblico. La ricerca di nuovi introiti, sebbene comprensibile in un’ottica di business globale, viene percepita come un affronto da chi lo sport lo vive dalle tribune o davanti alla televisione. La sensazione diffusa, ben rappresentata dal paragone con la celebre scena di Terence Hill che schiaffeggia ripetutamente un avversario, è quella di un settore che, invece di ascoltare, continua a infliggere colpi ai propri sostenitori. L’abbonato del Milan, che si era assicurato il biglietto per quella partita, ne rimane così escluso, diventando lo spettatore impotente di un gioco i cui equilibri appaiono radicalmente mutati.

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