L’ombra della guerra nel Golfo e quel rischio recessione che S
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Redazione Economia
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L’escalation militare in Medio Oriente, con il conflitto che si estende ora anche all’Iran, sta producendo un effetto domino sulle economie occidentali, e l’Italia – secondo le ultime proiezioni di Standard & Poor’s – rischia di pagare il prezzo più salato tra i paesi dell’Eurozona. L’agenzia di rating, che ha appena aggiornato le sue stime nel rapporto Global Economic Outlook, parla chiaramente di uno shock energetico capace di innescare una recessione tecnica in Europa già entro la metà dell’anno. Un’eventualità, questa, che i loro analisti definiscono “non ancora centrale ma sempre più concreta”, e che si accompagna a un taglio drastico delle previsioni di crescita per il nostro paese.
Pil italiano dimezzato, mentre l’Europa frena sotto il peso dell’energia
Secondo il nuovo scenario macroeconomico diffuso da S&P, il prodotto interno lordo dell’Italia nel 2026 si attesterà allo 0,4%, meno della metà rispetto allo 0,8% stimato a metà gennaio (dato che a sua volta confermava le previsioni di novembre). Per il 2027 la previsione scende allo 0,8% (dallo 0,9% precedente), mentre nel 2028 si parla di uno 0,7%, ridotto di un decimo rispetto al vecchio outlook, e di un analogo ritmo di espansione anche nel 2029. Un quadro, questo, che riflette la vulnerabilità italiana alle fluttuazioni dei prezzi energetici, una fragilità strutturale che la guerra in Iran ha reso improvvisamente molto più pesante.
Lo choc paragonabile al Covid, secondo il vertice del World Economic Forum
Non si tratta solo di numeri. Un confronto tra quattro capi economisti di primarie istituzioni finanziarie e organizzazioni internazionali, pubblicato dal World Economic Forum, ha evidenziato come l’eventualità di una guerra prolungata nel Golfo possa generare uno “choc economico ai livelli di quello provocato dal Covid”. La frase, messa nero su bianco dagli esperti, non è un’iperbole: richiama l’attenzione sulla possibilità che le catene di approvvigionamento, il mercato del gas naturale liquefatto e le rotte marittime strategiche subiscano interruzioni tali da paralizzare di fatto la ripresa, già fragile, dell’area euro.
L’allarme di S&P: rischi al ribasso anche per gli Stati Uniti, con Trump alla Casa Bianca
Lo scenario peggiore, secondo il report dell’agenzia, non è ancora scontato, ma i contorni si fanno più netti giorno dopo giorno. La tempesta energetica che si addensa sull’Europa – alimentata dalle tensioni tra Israele e Iran e dalla possibile chiusura dello Stretto di Hormuz – rischia di trascinare con sé anche l’economia statunitense. Le prospettive per gli Stati Uniti, si legge nel documento, sono “decisamente al ribasso”, un’indicazione tanto più rilevante se si considera che alla Casa Bianca siede Trump, rieletto presidente, e che la sua amministrazione ha già mostrato una certa riluttanza a intervenire con nuovi pacchetti di stimolo fiscale. Senza dimenticare, poi, l’effetto domino sulle borse: il rischio di una recessione tecnica in Europa entro metà anno ha già spinto molti investitori a rivedere le proprie posizioni sui titoli ciclici, in particolare quelli legati all’automotive e alla chimica.
Gran Bretagna dimezzata, Francia e Germania sotto osservazione
L’Italia non è sola in questo ribasso. S&P ha operato un taglio di quattro decimali anche per la Gran Bretagna, il cui pil è atteso passare dall’1,4% all’1%. Un segnale, quest’ultimo, che la trasmissione dello shock non risparmia nemmeno le economie meno dipendenti dal gas russo, colpite invece dall’aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime e dalla frenata del commercio mondiale. Quanto a Francia e Germania, le stime non sono state ancora riviste al ribasso in modo così netto, ma il report avverte che “l’intensità e la durata del conflitto in Iran potrebbero costringere a ulteriori correzioni diffuse”.
Le indagini giudiziarie, intanto, restano confinate a un piano separato rispetto a queste dinamiche macro, ma non mancano sviluppi legati a presunti traffici di armi e a società energetiche finite sotto inchiesta per aver aggirato le sanzioni internazionali. Dettagli, questi, che gli inquirenti stanno ancora vagliando e che potrebbero aggiungere un capitolo di cronaca nera economica a una crisi già molto seria.




