Orsini: “Se la guerra in Iran continua, rischio recessione molto alto”. E lo Stretto di Hormuz è di nuovo bloccato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La fibrillazione dei mercati, l’incertezza che si allunga giorno dopo giorno e il pericolo concreto di una frenata dell’economia globale tornano a imporsi con forza all’attenzione degli analisti, mentre nel Golfo Persico il quadro militare si fa sempre più teso. A lanciare l’allarme, nelle scorse ore, è stato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, il quale, rispondendo a una domanda al termine del suo intervento all’assemblea generale di Confindustria Reggio Emilia, ha voluto tracciare un bilancio tutt’altro che rassicurante sull’andamento della crescita italiana.

“Noi la previsione l’abbiamo fatta ai primi di marzo – ha dichiarato – abbiamo fatto tre scenari, il primo era che se fosse finita la guerra nel Golfo prima dell’estate avremmo fatto lo zero (di crescita)”. Una valutazione che oggi, a fronte del perdurare delle ostilità, si trasforma in un monito ben più severo: “Il rischio è che se continuiamo così, se continua la guerra del Golfo, il rischio che si possa arrivare a una recessione è molto alto”.

Lo Stretto di Hormuz di nuovo al centro della crisi

A rendere la situazione ancora più critica, e a confermare le preoccupazioni espresse da Orsini, è il nuovo blocco, quasi totale, del traffico nello Stretto di Hormuz, quel passaggio strategico attraverso il quale transita una fetta significativa del petrolio mondiale. Dopo un periodo di relativa tregua, il canale è tornato a essere teatro di scontri e ritorsioni, con un’escalation che ha visto l’Iran colpire tre navi mercantili e petroliere nelle acque dello Stretto, mentre gli Stati Uniti hanno risposto con attacchi mirati che proseguono ormai da due giorni con intensità crescente.

Si tratta di un nuovo, pericoloso capitolo di una crisi che, di fatto, non si è mai realmente arrestata, e che ora rischia di innescare conseguenze ben più ampie sul fronte energetico e, di riflesso, su quello economico.

La resilienza dell’Europa e le parole di Dombrovskis

Proprio mentre le fiamme della guerra si riaccendono e il dialogo per un cessate il fuoco appare più complicato che mai, dall’Unione Europea arrivano parole che cercano di dosare la preoccupazione con un cauto ottimismo. Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, intervenendo all’Eurogruppo, ha infatti riconosciuto la gravità del momento, ma ha anche voluto sottolineare la capacità di tenuta del vecchio continente. “Sull'Iran la situazione rimane offuscata da un'elevata incertezza e volatilità. Constatiamo che il cessate il fuoco nel contesto della guerra in Iran non regge. ci sono stati nuovi blocchi dello Stretto di Hormuz, il che ovviamente ha delle implicazioni”, ha affermato Dombrovskis, per poi aggiungere: “Ma nel complesso vediamo che l'economia europea si sta dimostrando resiliente di fronte a questo shock dell'offerta di petrolio e gas”. Un messaggio che, pur nella prudenza, mira a evitare il panico, anche se i numeri e i fatti sul campo raccontano una storia di crescente difficoltà.

Lo scenario economico tra incertezza e blocchi navali

La riapertura della crisi nello Stretto di Hormuz, con le sue immediate ripercussioni sui prezzi delle materie prime e sulle catene di approvvigionamento, arriva in un momento particolarmente delicato per le economie occidentali, già messe a dura prova da un biennio di tensioni inflazionistiche e rallentamento della domanda. La previsione di Orsini, che a marzo ipotizzava una crescita zero in caso di fine anticipata del conflitto, si trasforma ora in uno scenario da recessione conclamata, qualora l’intensità degli scontri dovesse persistere o addirittura aumentare.

L’ipotesi di un’interruzione prolungata del traffico nel Golfo, infatti, non è più uno scenario remoto, ma una possibilità concreta che preoccupa gli industriali e che impone una riflessione seria sulla vulnerabilità di un sistema energetico ancora fortemente dipendente da quelle rotte. E mentre la diplomazia internazionale tenta di ricucire uno strappo sempre più profondo, l’economia reale, quella delle fabbriche e delle imprese, si trova a fare i conti con un’emergenza che non accenna a risolversi.

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