Canzonissima, il tributo a Loretta Goggi e la vittoria di Leo Gassmann
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sabato 18 aprile, l’Auditorium Rai del Foro Italico è stato il palcoscenico del quinto appuntamento con “Canzonissima”, il programma condotto da Milly Carlucci che, ormai da settimane, anima la prima serata di Rai 1. La serata, strutturata come una semifinale in vista dell’atto conclusivo del 25 aprile, si è distinta per la densità emotiva delle esibizioni, tutte incentrate sul tema “La canzone che avrei voluto scrivere io”. Un’occasione, questa, che ha permesso agli artisti in gara di misurarsi con brani del passato, carichi di significato personale e collettivo, in un esercizio di stile che spesso rasenta l’intimità più profonda. Tra un omaggio e l’altro, la macchina organizzativa dello show ha scaldato gli animi del pubblico in studio e di quello da casa, grazie anche a una giuria variegata composta da un panel di esperti, dai “Magnifici 7” e dagli stessi cantanti in gara.
Un viaggio tra le note di Cocciante, l’emozione di Arisa e le polemiche di Grigolo
La puntata – che ha visto protagonisti Riccardo Cocciante, Enrico Ruggeri e Malika Ayane, solo per citarne alcuni – ha regalato momenti di altissima intensità. Se Cocciante ha incantato la platea con una versione superba de “Il cielo in una stanza” (un tributo sentito a Gino Paoli), è stata Arisa a catalizzare l’attenzione, seppur per una ragione inaspettata. Nel reinterpretare “Nei giardini che nessuno sa” di Renato Zero, la cantante, visibilmente commossa, ha perso il filo di una strofa, dimenticando le parole per alcuni secondi. Un incidente di percorso che, lungi dal rovinare l’esibizione, ne ha amplificato l’autenticità, dimostrando come l’interpretazione possa talvolta sovrastare la perfezione tecnica.
A spezzare la malinconia ci hanno pensato le frizioni tra i giudici. Caterina Balivo e Simona Izzo hanno dato vita a un botta e risposta piuttosto acceso: la prima ha criticato l’interpretazione di Vittorio Grigolo (“Perdere l’amore”), sostenendo che mancasse dell’intensità che avrebbe avuto Massimo Ranieri; la seconda ha prontamente respinto l’osservazione definendola ingiusta. Grigolo, dal canto suo, non è rimasto in silenzio di fronte alle domande pungenti di Francesca Fialdini, difendendosi con veemenza e tirando in ballo persino un commento ricevuto da Franco Zeffirelli, in un acceso fuori tema che ha acceso il dibattito in rete.
Leo Gassmann trionfa con Vasco e si prepara a Torino
Al termine delle votazioni, il verdetto è stato chiaro: a conquistare la quinta puntata è stato Leo Gassmann, capace di incidere “Un senso”, uno dei brani più iconici di Vasco Rossi, con una maturità interpretativa che ha spiazzato molti. Il giovane Gassmann – che ha dovuto fare i conti con la pesante eredità di un cognome celebre, dimostrando che il talento può prescindere dalla discendenza – ha ricevuto il plauso più ambito: lo stesso Vasco Rossi, sui social, gli ha riservato un “Kom-plimentissimi”, sottolineando come il ragazzo abbia trovato il “senso” giusto in quella canzone. Un attestato di stima che vale quasi più della vittoria stessa.
Reduce anche dall’esperienza sanremese con il brano “Naturalmente” (scritto dal torinese Mattia Davì), Gassmann vive un momento d’oro che lo porterà lunedì 19 aprile a Torino, ospite del Lovers Film Festival diretto da Vladimir Luxuria. L’esibizione, in programma al Cinema Massimo alle 20, lo vedrà calcare un palco diverso dal solito, quello di un festival cinematografico che, giunto alla 41esima edizione, celebra le tematiche LGBTQ+ e che quest’anno ha scelto l’artista come attrazione musicale.
L’omaggio a Loretta Goggi e le pagelle di una semifinale intensa
Oltre alla competizione, la serata ha riservato uno spazio speciale alla storia del programma, con un omaggio coreografico a Loretta Goggi. Il di ballo ha danzato sulle note di “Taratapunzi-e”, mentre Francesca Fialdini si è cimentata in una raffinata interpretazione di “Maledetta Primavera”. Un momento nostalgico che ha fatto da contrappunto alla modernità delle esibizioni, ricordando al pubblico le radici profonde dello spettacolo musicale italiano.
Se Leo Gassmann ha raccolto i favori del pubblico e della giuria, non tutti i critici hanno apprezzato la scelta: c’è chi ha parlato di una mancanza di intonazione o di una pronuncia poco chiara, ma il responso delle urne (e il social del Blasco) hanno chiuso la questione. Con questa vittoria, Gassmann accede di diritto alla finale della prossima settimana, dove si contenderà il titolo con gli altri big della manifestazione. La macchina di “Canzonissima” continua a girare, tra lacrime (quelle di Arisa e di Fialdini), sorrisi e quella sana tensione agonistica che tiene incollati al teleschermo milioni di italiani.




