Iran-Usa, attacchi incrociati tra radar abbattuti e basi colpite; il Kuwait finisce nel mirino

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ESTERI

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il fine settimana appena trascorso ha consegnato ai rispettivi comandi militari una nuova, sanguinosa cartina tornasole della fragilità della tregua in Medio Oriente.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti, il CentCom, ha infatti reso noto di aver condotto – parlando di azioni strettamente difensive – una serie di raid mirati contro infrastrutture iraniane situate a Goruk e sull’isola di Qeshm. qds

Obiettivo dichiarato delle incursioni, avvenute tra sabato e domenica, sarebbero stati “radar e siti di comando e controllo utilizzati per la gestione dei droni”, neutralizzati – a detta degli analisti – per prevenire minacce imminenti nel traffico marittimo internazionale.

Alla base di questa operazione ci sarebbe la reazione a un attacco ritenuto ostile: l’abbattimento, da parte delle forze iraniane, di un drone statunitense MQ-1 che stava operando, secondo la versione di Washington, su acque internazionali. qds

L’ombra dei Pasdaran si allunga sul Kuwait

Se gli Stati Uniti giustificano i propri attacchi come atti di autodifesa, la risposta di Teheran – arrivata prontamente attraverso il corpo dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC) – non si è fatta attendere, assumendo anzi i contorni di una rappresaglia calcolata.

I Pasdaran hanno dichiarato di aver preso di mira la base aerea stessa da cui erano decollati i caccia americani, senza specificarne la posizione esatta, in un braccio di ferro che rischia di allargare il conflitto ad altri attori regionali. qds

La vera sorpresa, in questa escalation a strappi, è arrivata però dal Kuwait: l’esercito del piccolo emirato del Golfo ha confermato che i propri sistemi di difesa aerea sono stati costretti a intercettare droni e missili nemici, con allarmi e sirene che hanno risuonato in tutto il Paese. qds

Il timore, condiviso dagli osservatori internazionali, è che il territorio kuwaitiano – dove ha sede il comando avanzato dell’esercito statunitense – sia stato involontariamente trasformato in un banco di prova per la nuova dottrina militare di Teheran, che sembra voler dimostrare di poter colpire gli interessi americani a distanza, senza necessariamente dichiarare guerra all’Iran. qds

Israele avanza in Libano e conquista una roccaforte crociata

Mentre l’attenzione dei media è concentrata sugli scontri nel Golfo, il fronte libanese ha registrato una svolta altrettanto significativa dal punto di vista strategico.

Le forze di difesa israeliane hanno ufficialmente annunciato la presa del castello medievale di Beaufort, un’imponente fortezza edificata dai crociati che domina le verdi colline del Libano meridionale. qds

La conquista di questo avamposto, già simbolo della resistenza palestinese prima del ritiro israeliano nel 2000, rappresenta – nelle parole del primo ministro Benjamin Netanyahu – un “cambio di passo decisivo” nella campagna militare contro Hezbollah.

Le truppe di terra, appoggiate da una serie di pesanti bombardamenti che hanno sollevato colonne di fumo visibili a chilometri di distanza (come segnalato da Arabsalim), si stanno spingendo sempre più in profondità nel territorio, eludendo di fatto la tregua negoziata a Washington che sembra esistere ormai solo sulla carta. qds

L’avvertimento di Teheran e il nodo del blocco navale

In questo quadro di crescente caos, la voce del più alto rappresentante diplomatico iraniano si è levata con toni minacciosi, cercando di ricondurre ogni filo della tensione a un unico, presunto colpevole.

Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento e capo negoziatore di Teheran, ha utilizzato i suoi canali ufficiali per attaccare duramente gli Stati Uniti, accusandoli di violare sistematicamente i termini del cessate il fuoco. qds

Secondo la sua ricostruzione, il blocco navale imposto da Washington – che di fatto soffoca economicamente l’Iran – e l’escalation dei “crimini di guerra” nel Libano sarebbero la prova lampante della mala fede americana. “Ogni scelta ha un prezzo”, ha scritto Ghalibaf, “e arriverà il momento di pagare il conto. Tutto si sistemerà”. qds

Le sue parole, che evitano di commentare le provocazioni dei Pasdaran, sembrano voler lanciare un ultimatum implicito: senza un allentamento delle sanzioni e delle pressioni militari, il tavolo dei negoziati (dove si discute del futuro nucleare e della riapertura dello Stretto di Hormuz) rischia di crollare definitivamente, trascinando con sé l’intera regione. qds

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