L’ombra di Berlusconi e i 42 milioni: Dell’Utri e la moglie a processo a Milano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non si placa, con la scomparsa di Silvio Berlusconi, il contenzioso giudiziario che lega a doppio filo le sorti del fondatore di Forza Italia a quelle del suo storico braccio destro, Marcello Dell’Utri. Anzi, a distanza di anni dalla morte del Cavaliere (avvenuta ormai più di un anno fa), la macchina della giustizia non si è fermata, concentrando l’attenzione su quei flussi finanziari che, secondo l’accusa, avrebbero rappresentato non semplici elargizioni tra amici, ma il "prezzo del silenzio" per garantire l’impunità al leader politico. La giudice per l’udienza preliminare di Milano, Giulia Marozzi, ha infatti firmato il rinvio a giudizio per l’ex senatore e per sua moglie, Miranda Ratti, fissando la prima udienza dibattimentale per il prossimo 9 luglio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Milano.

L’accusa: donazioni da 42 milioni e l’obbligo di tracciabilità violato

Al centro dell’inchiesta, che affonda le radici in un troncone della maxi-indagine sulle stragi di mafia dei primi anni Novanta, ci sono otto distinti bonifici. Questi ultimi, transitati dai conti di Berlusconi a quelli di Dell’Utri e dell’allora consorte tra il 2014 e il 2024, raggiungerebbero un ammontare complessivo di circa 42,6 milioni di euro. Una mole di denaro tale, versata per la maggior parte alla luce del sole (tanto che una cospicua donazione compare addirittura nel testamento dell’imprenditore), da aver attirato l’attenzione della Direzione Distrettuale Antimafia prima di Firenze e poi, per competenza territoriale, di Milano. La contestazione principale nei confronti di Dell’Utri, il quale sconta una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa risalente al 2014, è la violazione della legge Rognoni-La Torre. Questa normativa, severissima, impone ai condannati per reati di mafia l’obbligo di dichiarare ogni variazione patrimoniale superiore a una certa soglia (poco più di diecimila euro) per un decennio.

Tuttavia, proprio a causa del decorso del tempo, larga parte di quelle somme risulta ormai prescritta. La forbice dell’accusa si è quindi ristretta a circa 10,8 milioni di euro, quelli che i pm ritengono ancora penalmente rilevanti e per i quali è stato già disposto un sequestro preventivo, riconfermato dalla Cassazione. L’elemento che rende unico, e giuridicamente complesso, questo procedimento è la posizione della moglie, Miranda Ratti. Nonostante il divorzio dalla coppia fosse stato formalizzato nel 2020, secondo gli inquirenti alcuni dei bonifici sarebbero stati indirizzati direttamente a lei con la finalità di eludere i controlli patrimoniali a carico del marito.

Il trasloco giudiziario: da Firenze a Milano, cadono le accuse sulle stragi

Il percorso che ha portato al banco degli imputati l’ex presidente di Publitalia è stato tortuoso e segnato da un cruciale cambio di giurisdizione. L’inchiesta era nata a Firenze, incardinata nell’ambito delle indagini sui presunti mandanti esterni delle stragi del 1993 (quelle di via dei Georgofili, di via Palestro e di San Giovanni in Laterano), dove Dell’Utri risultava indagato al fianco di Berlusconi. La tesi dei pm fiorentini, in particolare, era che i 42 milioni rappresentassero il "quantum" pattuito per assicurare l’impunità al Cavaliere in quelle specifiche vicende stragiste. Ma la difesa dell’ex senatore, affidata agli avvocati Francesco Centonze e Filippo Dinacci, ha giocato d’anticipo, eccependo il conflitto di competenza.

La strategia legale ha funzionato: il giudice di Firenze ha ritenuto che non sussistesse un collegamento diretto tra le donazioni e le stragi, escludendo di fatto l’aggravante mafiosa che rendeva il procedimento saldamente ancorato al capoluogo toscano. Così, nel marzo del 2025, il fascicolo è stato trasferito a Milano, luogo di residenza di Dell’Utri e sede naturale dove sarebbero state consumate le condotte contestate. Con questo trasloco sono cadute le ipotesi più gravi – quelle cioè di un collegamento diretto con Cosa Nostra per depistare le indagini sulle bombe –, mentre è rimasta in piedi, solida, l’accusa di mancata comunicazione delle variazioni patrimoniali.

Il conto alla rovescia verso il 9 luglio e la prescrizione incombente

Se per larga parte dei 42 milioni la prescrizione ha già chiuso la partita, rappresentando una sorta di salvezza tecnica per l’imputato, il nucleo dei 10 milioni residui (ancora sotto sequestro) rappresenta un’eredità giudiziaria pesantissima per Dell’Utri e la sua ex moglie. Il processo, che inizierà ufficialmente in piena estate, sarà l’occasione per stabilire se quei soldi fossero semplici donazioni – come sostenuto dalla difesa, che parla di aiuti per spese legali e personali – oppure un sistema per occultare il reale patrimonio di un condannato per mafia. La difesa, pur con la consapevolezza della prescrizione maturata su gran parte delle contestazioni, ha già annunciato battaglia ricordando come la vicenda sia già stata vagliata da diverse autorità giudiziarie e che si procederà a dimostrare "l'assenza di responsabilità" degli assistiti.

Il fatto che Berlusconi non possa più rendere conto personalmente di questi atti – essendo venuto meno il vincolo processuale con la sua scomparsa – non ha però fermato l’iter verso il dibattimento per Dell’Utri. La scomparsa del Cavaliere, se da un lato ha archiviato tutte le indagini che lo vedevano direttamente accusato di rapporti con la criminalità organizzata, dall’altro ha paradossalmente lasciato il suo storico sodale esposto in prima linea. La legge, in questo caso, non fa distinzioni: l’obbligo di dichiarare il denaro ricevuto, specialmente quando pendono condanne definitive per mafia, è un fardello che non ammette eredi politici né alleati. Il 9 luglio, dunque, si riapriranno i veli su un’alleanza lunga mezzo secolo, analizzata stavolta al microscopio delle norme antiriciclaggio e di prevenzione patrimoniale, lontano dalle aule fiorentine che avevano ipotizzato connessioni con le stragi, ma drammaticamente vicino alla realtà dei conti correnti e dei bonifici tra amici.

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