Albania, la procura indaga sul resort del genero di Trump: proteste e scontri a Zvernec

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   TIRANA. Una folla di cittadini, mobilitatasi grazie agli appelli lanciati sui social network, si è nuovamente riunita davanti alla sede del governo albanese per esprimere la propria netta opposizione a un progetto immobiliare che, come temono i manifestanti, deturperà per sempre un angolo di natura incontaminata.

Al centro della polemica c’è la costruzione di un enorme complesso turistico di lusso, il cui valore complessivo viene stimato da più fonti intorno ai 4 miliardi di dollari, che dovrebbe sorgere nella zona costiera di Zvernec, a circa 150 chilometri dalla capitale, e che interesserebbe in parte anche l’area protetta di Vjosa-Narta. A promuovere l’iniziativa, a fianco dei fratelli Moutaz e Ramez Al-Khayyat – imprenditori del Qatar alla guida del conglomerato Power International Holding – sarebbe Jared Kushner, il genero del presidente degli Stati Uniti nonché marito di Ivanka Trump.

Scontri con le guardie private e l’intervento della magistratura

La tensione è precipitata nei giorni scorsi quando, sull’isola di Zvërnec – collegata alla terraferma da un caratteristico pontile in legno – alcune centinaia di persone si sono scontrate non con la polizia, ma con le guardie giurate di una società di sicurezza privata incaricata di proteggere l’area. I dimostranti, che tentavano di rimuovere le recinzioni con filo spinato che bloccavano l’accesso alla spiaggia, sono stati respinti con modalità che hanno suscitato forte indignazione.

Le immagini degli scontri mostrano guardie private mentre aggrediscono e trascinano un manifestante, come pure mentre lanciano oggetti contro gli ambientalisti. La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere: le licenze di due società di vigilanza sono state revocate per abuso delle funzioni, un dipendente è stato arrestato e il capo della polizia locale è stato rimosso dall’incarico a causa della cattiva gestione dei disordini.

Parallelamente, la procura speciale anticorruzione (Spak), un organismo indipendente nato con il sostegno dell’Unione Europea nell’ambito della riforma della giustizia, ha aperto un’inchiesta sulle modifiche legislative del 2024 che hanno ridefinito lo stato di protezione dell’area e sulla proprietà dei terreni, trasferimenti che di fatto hanno aperto la strada allo sviluppo turistico.

La difesa del premier Rama e le accuse di “guerra ibrida”

Il primo ministro Edi Rama, che ha sempre sostenuto con forza l’operazione vedendola come un volano per trasformare il Paese in una meta di turismo di alto livello in chiave anti-crisi, ha respinto al mittente ogni accusa di irregolarità. Da una parte, il capo del governo ha ribadito che si tratta di un “progetto privato” e che, citando testualmente le sue dichiarazioni, la trasparenza scatta solo nella fase di approvazione e non certo durante le trattative confidenziali per l’acquisto dei terreni.

Dall’altra, ha affrontato di petto le contestazioni che hanno infiammato la piazza, arrivando a ipotizzare l’esistenza di una regia occulta contro gli interessi nazionali. “Sui social è in atto una guerra ibrida”, ha accusato Rama, secondo il quale forze straniere cercherebbero di impedire all’Albania quel “salto di qualità” nel settore turistico che ritiene necessario.

Di fronte alle richieste di dimissioni avanzate dai manifestanti – che lo accusano di “svendere” il patrimonio ambientale – Rama è stato tranchant: “Il mio contratto è con quei 800mila cittadini che mi hanno votato per cambiare il Paese”, ha risposto secco, escludendo qualsiasi passo indietro.

L’inchiesta e il futuro del paradiso ecologico

Mentre la procura speciale albanese procede con gli accertamenti sulle concessioni e sui passaggi di proprietà – un fronte giudiziario che coinvolge anche i precedenti proprietari dei lotti di terreno, attualmente sotto indagine – l’isola di Zvernec rimane al centro di una bufera politica e sociale che si intreccia con il delicato percorso di adesione di Tirana all’Unione Europea.

Il progetto, che prevede la costruzione di una sorta di cittadella turistica in una zona dichiarata habitat per fenicotteri, foche e tartarughe marine, ha trovato finora un convinto alleato nel governo, ma deve ancora superare lo scoglio dello studio di impatto ambientale. Il premier ha invitato alla calma sostenendo che la fase finale non è ancora stata raggiunta, ma i comitati civici non si fidano: “La terra è nostra”, gridano i manifestanti, mentre striscioni come “La patria non è in vendita” sventolano tra la folla di Tirana.

L’attenzione ora è tutta rivolta all’esito dell’inchiesta della Spak e alla reazione delle istituzioni europee, con il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa che ha già avvertito: “Non si tratta solo di tradurre il diritto comunitario, ma di implementarlo”.

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