Caro affitto, i canoni corrono più dei salari: il divario cresce nelle città italiane
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Redazione Economia
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Il caro affitto continua ad allargare la distanza tra il costo della casa e le retribuzioni nette, con canoni di locazione cresciuti dal 2019 al 2025 molto più rapidamente degli stipendi. È quanto emerge da un’elaborazione della CNA sui dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e sull’andamento delle retribuzioni nello stesso periodo. Per un appartamento standard di 70 metri quadrati gli affitti sono aumentati tra il 19% e il 49%, mentre i salari netti hanno registrato incrementi compresi tra il 7% e il 15%. Un andamento che, secondo i dati analizzati, rende più difficile l’accesso alla casa per giovani, famiglie e lavoratori che si rivolgono al mercato della locazione.
Affitti in crescita fino a cinque volte più dei salari
L’elaborazione della CNA evidenzia come i canoni di locazione abbiano seguito una traiettoria molto diversa rispetto alle retribuzioni. Nei principali capoluoghi italiani gli aumenti degli affitti arrivano fino al 49%, valore registrato a Milano e Firenze, mentre nello stesso arco temporale gli stipendi sono cresciuti in misura decisamente più contenuta. Il risultato è un progressivo ampliamento del divario tra reddito disponibile e costo dell’abitazione. Milano si conferma la città più cara d’Italia e, secondo i dati riportati, il canone di locazione arriva ad assorbire il 73% dello stipendio. Anche Bologna, Firenze e Roma figurano tra i capoluoghi nei quali la distanza tra affitti e redditi è aumentata maggiormente nel corso degli ultimi anni.
Il fenomeno non riguarda soltanto le grandi aree metropolitane. A Viterbo, per esempio, il costo dell’affitto è aumentato del 19% in sei anni, mentre le retribuzioni sono cresciute appena dell’8%. La differenza tra le due dinamiche emerge con chiarezza anche nelle dichiarazioni del segretario della CNA di Viterbo e Civitavecchia, Attilio Lupidi, che sottolinea come la crescita dei canoni stia aggravando il problema dell’accesso alla casa. Lo stesso Lupidi osserva che per avere un tetto sulla testa può essere necessario destinare circa il 35% dello stipendio, una quota che riduce significativamente il margine economico disponibile per le altre spese.
Il peso dell’affitto sugli stipendi in Liguria
I dati relativi alla Liguria mostrano in modo concreto l’impatto dei rincari sul bilancio delle famiglie. A Genova l’affitto medio assorbe il 44% dello stipendio netto, mentre alla Spezia la quota arriva al 40%. Seguono Savona con il 39% e Imperia con il 38%. Percentuali tra loro vicine, ma che assumono un significato ancora più rilevante se confrontate con l’andamento dei canoni registrato tra il 2019 e il 2025. L’incidenza della locazione sul reddito resta elevata in tutti i principali centri della regione, confermando una pressione crescente sul potere d’acquisto di chi vive in affitto.
Il caso di Genova offre un esempio particolarmente evidente dell’evoluzione dei prezzi. Secondo l’elaborazione della CNA, sette anni fa un appartamento di 70 metri quadrati veniva locato mediamente a 690 euro al mese. Nel 2025 il costo medio della stessa abitazione è arrivato a 910 euro mensili. L’aumento registrato nel periodo evidenzia una crescita significativa dei canoni, che si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da rincari diffusi e da retribuzioni incapaci di tenere il passo con la velocità del mercato immobiliare.
Un mercato della locazione sempre più impegnativo
L’analisi della CNA descrive un quadro nel quale il costo della casa continua a occupare una quota crescente del reddito disponibile. Nei capoluoghi italiani esaminati gli affitti hanno seguito una corsa molto più rapida rispetto agli stipendi, determinando una maggiore incidenza delle spese abitative sui bilanci familiari. Le differenze territoriali restano presenti, ma il tratto comune che emerge dai dati è la difficoltà di mantenere un equilibrio tra l’aumento dei canoni e la crescita delle retribuzioni nette.
Dalle città dove il peso dell’affitto supera ampiamente la metà dello stipendio fino ai territori in cui l’incremento dei canoni appare più contenuto, il denominatore comune resta la distanza tra il mercato della locazione e l’andamento dei redditi. L’elaborazione basata sui dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate mostra come il costo di un appartamento standard sia aumentato in misura molto superiore rispetto alle buste paga, consolidando una tendenza che interessa numerosi capoluoghi italiani e che continua a incidere sulle possibilità di accesso alla casa.




