Granfondo Torino 2026, il doppio dramma in gara: due ciclisti stroncati da un arresto cardiaco

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sulle strade che hanno scritto pagine di storia del ciclismo, domenica 19 aprile, la Granfondo Torino – Memorial Luca Ferrero ha vissuto una giornata segnata da un doppio, improvviso lutto. Due partecipanti, un uomo di 61 anni e un altro di 67, sono stati fulminati da un arresto cardiaco nell’ultima fase della competizione. Un evento, questo, che doveva essere una festa di sport e passione amatoriale e che si è invece trasformato in una corsa contro il tempo persa in entrambi i frangenti, nonostante la prontezza dei soccorsi.

I due malori, stando a quanto ricostruito dagli organizzatori e riportato in un post ufficiale sulla loro pagina Facebook, si sono verificati a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro, lungo il tratto finale che collega i comuni di Chieri e Pino Torinese. Un percorso, quello della “classica” primaverile piemontese, tutt’altro che agevole: 113 chilometri con quasi duemila metri di dislivello positivo, una sfida che richiede preparazione e che, in questo caso, si è rivelata fatale per i due amatori.

I soccorsi e i tentativi di rianimazione

Nel primo episodio, quello che ha coinvolto il ciclista di 67 anni, l’intervento è stato immediato. Un mezzo di assistenza della gara lo ha raggiunto sul posto, e il personale medico ha iniziato subito le manovre di rianimazione. Tentativi, questi, che sono proseguiti senza sosta anche durante il trasporto d’urgenza verso l’ospedale. “Nonostante il tempestivo intervento e i lunghi tentativi di rianimazione – si legge nella nota della Granfondo – per uno dei due partecipanti non c’è stato nulla da fare”. Una frase, quella ufficiale, che racchiude l’impotenza di fronte a un malore così violento e improvviso. Analoga la dinamica per il secondo ciclista, il 61enne, colpito a poca distanza di tempo e di spazio: anche in quel caso la rianimazione, effettuata sul luogo del malore, non è servita a scongiurarne la morte.

Una gara nata per ricordare, oggi silenziosa

La Granfondo Torino, giunta all’edizione del 2026, è da anni uno degli appuntamenti più sentiti nel calendario ciclistico amatoriale italiano. L’evento, che porta il nome del volontario e ciclista Luca Ferrero, offre ai partecipanti la possibilità di percorrere le stesse strade della Milano-Torino, la competizione su due ruote più antica del mondo. Un ponte ideale tra il professionismo e la passione della gente comune, un momento di condivisione che oggi, domenica di gara, è stato brutalmente interrotto da questi due arresti cardiaci. L’organizzazione, visibilmente scossa, ha espresso il proprio cordoglio senza però aggiungere dettagli sulle identità delle vittime, nel rispetto del dolore delle rispettive famiglie.

Il profilo del percorso e la sfida amatoriale

Non è la prima volta che manifestazioni di lungo respiro come questa – si pensi ad altre granfondo o mezze maratone – si trovano a fare i conti con episodi simili. Lo sforzo prolungato, specie su un tracciato che supera i cento chilometri e che presenta pendenze impegnative, può talvolta innescare anomalie cardiache silenti. Qui, tra le colline del Torinese, il dramma si è consumato nell’ultimo tratto, quello in cui la stanchezza è maggiore e la concentrazione, forse, un po’ minore. Dei due ciclisti non sono state rese note le città di provenienza né eventuali pregresse condizioni di salute. Gli inquirenti, come da prassi in questi casi, non hanno aperto formalmente un fascicolo per omicidio colposo, trattandosi di malori improvvisi accertati dal personale sanitario. Resta il silenzio, rotto solo dal rumore delle ambulanze che hanno risalito il percorso a sirene spiegate, a testimoniare come dietro ogni numero di pettorale ci sia una vita.

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