Relazione Dia: nel crotonese domina la cosca Grande Aracri, ma nuovi gruppi avanzano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Direzione Investigativa Antimafia conferma, nella sua relazione semestrale, l’egemonia della cosca Grande Aracri di Cutro, che non solo mantiene il controllo pressoché assoluto sul territorio crotonese, ma estende la sua influenza anche nella provincia di Catanzaro. Sebbene il clan, radicato da decenni, continui a rappresentare il punto di riferimento per le altre famiglie mafiose locali, emergono segnali di un sistema criminale in evoluzione, con nuovi gruppi che tentano di inserirsi nelle maglie del potere.

Tra gli aspetti più rilevanti, spicca il legame tra le cosche e gli appalti pubblici, con un’attenzione particolare alle grandi opere infrastrutturali. Solo nell’ultimo anno, le prefetture hanno emesso oltre 50 provvedimenti interdittivi antimafia, molti dei quali legati a gare d’appalto sospette. Un fenomeno che non riguarda solo la Calabria: in Lombardia, dove la ‘ndrangheta ha consolidato la sua presenza, l’omicidio di Antonio Bellocco, esponente dell’omonimo clan di Rosarno, ha rivelato connessioni inaspettate con il mondo del tifo organizzato, dimostrando come gli interessi delle cosche si intreccino con settori apparentemente lontani dalla criminalità tradizionale.

Ma il radicamento mafioso non si limita agli affari illeciti in senso stretto. A Napoli come a Milano, le organizzazioni criminali hanno adottato strategie sempre più sofisticate per riciclare capitali, avvalendosi di professionisti in grado di costruire reti finanziarie opache. Fatture false, operazioni inesistenti formalmente ineccepibili e l’uso di piattaforme digitali per movimentare denaro sporco sono solo alcune delle modalità utilizzate. Parallelamente, però, persistono metodi più violenti: gang composte da giovani facinorosi, spesso privi di legami diretti con i clan storici, agiscono con aggressività, destabilizzando equilibri già fragili.

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