Dopo il Ponte, i giudici boicottano le Olimpiadi
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Redazione Interno
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Mentre l'attenzione del paese era rivolta altrove, un altro fronte giudiziario si è aperto, andando a investire da vicino l'organizzazione dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina. Non siamo più nel 2015, per intenderci, quando l'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi poteva ringraziare la Procura di Milano per «aver gestito la vicenda dell’Expo con sensibilità istituzionale», un approccio che di fatto schermò l'esposizione universale dalle indagini più invasive. Quella che allora fu definita una virtù, oggi sembra essersi dissolta, lasciando il posto a un braccio di ferro il cui esito potrebbe segnare il destino della manifestazione sportiva.
La norma "salva-Olimpiadi" finisce sotto esame
Al centro della contesa, che vede opposti il gip di Milano e il governo, vi è una norma approvata dall'esecutivo guidato da Giorgia Meloni nel giugno del 2024, la quale ha ribadito con forza la qualificazione di ente di diritto privato per la Fondazione Milano-Cortina 2026. Questa mossa legislativa, interpretata da molti come una reazione a caldo, è arrivata a poche settimane di distanza da una perquisizione condotta negli uffici della Fondazione stessa, nell'ambito di un'inchiesta per turbativa d'asta sugli appalti olimpici. Il giudice, tuttavia, non ha gradito quello che è stato letto come uno "sgambetto" alle indagini della Procura, decidendo di sollevare una questione di legittimità costituzionale e rimettendo gli atti alla Corte Consulta, che dovrà ora esprimersi sulla fondatezza del provvedimento.
La fondazione tra diritto pubblico e privato
La paradossale natura dell'ente organizzatore, il quale, pur essendo partecipato esclusivamente da soci pubblici, opera sotto la veste giuridica di un soggetto di diritto privato, costituisce il nodo centrale della disputa. È proprio su questo dualismo che il gip ha incentrato la propria decisione, ritenendo che l'immunità concessa dal decreto governativo possa ostacolare in modo illegittimo lo svolgimento delle indagini. La notizia ha raggiunto Verona mentre la Fondazione era impegnata a presentare i dettagli della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, prevista per il prossimo 22 febbraio all'Arena, creando uno stridente contrasto tra l'ottimismo della narrazione ufficiale e le ombre proiettate dall'aula di tribunale.
Le reazioni tra tensioni e attesa
Di fronte a uno sviluppo così delicato, le reazioni non si sono fatte attendere, sebbene con toni profondamente diversi. Da un lato, il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha parlato senza giri di parole di «zeppe» messe dai magistrati, denunciando un atto che rischia di minare la riuscita dell'evento. Dall'altro, Palazzo Chigi ha mantenuto un profilo decisamente più basso, limitandosi a diffondere una nota in cui esprime «serenità e piena fiducia» nel percorso avviato dalla Corte costituzionale, definita «organo di garanzia preposto alla tutela della Costituzione». Una posizione, questa, che sembra voler evitare di alimentare ulteriori polemiche in un clima già teso, mentre il presidente della Fondazione Giovanni Malagò ammetteva, seppur indirettamente, le preoccupazioni che attraversano l'organizzazione.




