Milano-Cortina, la Consulta chiamata a decidere sull'immunità della Fondazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, un evento che avrebbe dovuto celebrare lo sport, si ritrovano invece invischiate in una complessa disputa giuridica, la cui soluzione è affidata alla Corte costituzionale. La questione di fondo, che ha portato gli atti di un'indagine della Procura di Milano direttamente sul tavolo dei giudici delle leggi, ruota attorno alla natura giuridica della Fondazione organizzatrice, trasformata in ente di diritto privato da un decreto governativo nel giugno del 2024, in piena indagine per corruzione e turbativa d'asta. Quel provvedimento, definito da molti come "salva-Olimpiadi", ha di fatto sollevato la Fondazione dalle norme della pubblica amministrazione, suscitando perplessità e critiche, tanto che un giudice per le indagini preliminari ha ora deciso di sollevare una questione di legittimità costituzionale, chiedendo alla Consulta di pronunciarsi sullo "sgambetto" legislativo che ha interrotto l'azione dei magistrati.

La norma contestata e il timing sospetto

Il governo Meloni, come si evince dalla tempistica degli eventi, ha approvato la norma che attribuisce un carattere privatistico al comitato organizzatore a pochi giorni di distanza da una perquisizione effettuata negli uffici della Fondazione stessa, un passaggio che non è sfuggito agli investigatori. La riforma, che è stata convertita in legge ad agosto, è stata presentata come uno strumento necessario per snellire le procedure e garantire la massima efficienza in vista dei Giochi, ma il suo effetto immediato è stato quello di sottrarre l'ente al campo di applicazione della giurisdizione contabile e della disciplina sulla corruzione che vincola gli enti pubblici, creando uno scudo difficilmente superabile per la Procura milanese, la quale stava già indagando su possibili illeciti negli appalti.

La posizione della Fondazione tra fiducia e distinzioni

A margine di una presentazione ufficiale a Verona, il presidente della Fondazione Giovanni Malagò ha espresso la sua fiducia in chi ha originariamente scritto le regole, pur ammettendo che la situazione "preoccupa" non solo lui ma molte altre persone coinvolte. Malagò, che vanta un'esperienza trentennale nel settore degli eventi sportivi, ha sottolineato di agire sempre nel massimo rispetto per la magistratura e per l'imminente operato della Corte costituzionale. Ha inoltre precisato, quasi a voler marcare una distanza, che la gestione dei fondi pubblici, i quali rappresentano un supporto inevitabile per qualsiasi grande manifestazione, non ricadrebbe direttamente sulla Fondazione, sostenendo che "i fondi pubblici sono gestiti da altri", mentre l'organizzazione si finanzia attraverso il Comitato Olimpico Internazionale e gli sponsor privati.

Le Olimpiadi delle carte bollate e il giudizio atteso

Quella che sta prendendo forma è, dunque, un'Olimpiade delle carte bollate, dove le sfide non si disputano solo sulle piste di sci o sul ghiaccio, ma nelle aule di tribunale. La decisione del gip di Milano di inviare gli atti alla Corte costituzionale rappresenta uno sviluppo cruciale, che blocca temporaneamente le indagini e trasferisce la partita su un piano squisitamente giuridico-istituzionale. La Consulta dovrà ora valutare se la legge approvata dal Parlamento, modificando in corsa e in modo retroattivo lo status di un ente sotto inchiesta, rispetti i principi fondamentali dell'ordinamento, in un caso che lega indissolubilmente l'immagine di un appuntamento sportivo globale alla trasparenza delle istituzioni nazionali.

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