Rexal Ford, il presunto killer di Villa Pamphili: tra violenze e fuga in Grecia
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Redazione Interno
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Aveva una Mastercard con cui, appena tre giorni fa, aveva acquistato un biglietto per la Grecia, eppure dormiva per strada, accanto a quella che presentava come sua moglie e sua figlia. Rexal Ford, 46 anni, originario della California, è stato arrestato ieri sull’isola di Skiathos, dove era fuggito dopo il ritrovamento del corpo senza vita di una neonata a Villa Pamphili, a Roma. Le indagini, coordinate dalla Procura capitolina, lo accusano anche della soppressione del cadavere della madre trentenne, benché i legami familiari tra i tre debbano ancora essere confermati.
La sera del 20 maggio, Ford era stato notato a Campo de’ Fiori mentre discuteva animatamente con una donna. Agli agenti intervenuti, aveva mostrato il passaporto, spiegando in un italiano fluente che si trattava di un malinteso tra turisti: «Lei è mia figlia», aveva detto indicando la bambina, mentre giustificava una ferita alla testa con una banale caduta. La donna al suo fianco, però, non aveva documenti, e quel particolare non era passato inosservato. Nonostante le rassicurazioni, qualcosa non convinceva: la coppia, almeno in apparenza, sembrava vivere ai margini, nonostante la carta di credito e la possibilità di permettersi un volo internazionale.
Le autorità statunitensi lo conoscevano già per precedenti legati a violenze di genere, e in Europa era arrivato due anni fa, spacciandosi occasionalmente per regista. A facilitarne la cattura è stata la scheda telefonica del cellulare che aveva con sé, permettendo alla polizia di rintracciarlo a Skiathos, dove cercava di mimetizzarsi tra i vacanzieri. Le indagini ora dovranno chiarire se le vittime fossero davvero la sua famiglia, come sosteneva, o se dietro si nasconda una storia più complessa.




