Villa Pamphili, il killer Rexal Ford fermato tre volte: «Era violento e pieno di sangue»
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Redazione Interno
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La sera del 20 maggio, due turiste statunitensi si precipitarono su via del Mascherone, nel cuore di Roma, gridando aiuto: «C’è un uomo che sta picchiando una donna con una bimba in braccio». Raggiunta piazza Farnese, dove sorge l’Ambasciata di Francia, trovarono soccorso nel ristorante «Camponeschi», il cui titolare e un vigilante furono i primi a intervenire. Quell’uomo, Rexal Ford, sarebbe poi diventato il principale indiziato di un duplice omicidio che ha sconvolto la capitale.
Ford, 46enne californiano arrestato il 14 giugno sull’isola greca di Skiathos, era già stato notato più volte nelle settimane precedenti. Il 5 giugno, mentre teneva in braccio la piccola – la cui madre era già stata uccisa – era stato fermato in Largo Argentina dalla polizia, che però lo aveva lasciato andare dopo aver accettato la sua versione: quella di un turista americano in vacanza con la famiglia. Una scena surreale, considerando che il corpo senza vita della donna sarebbe stato ritrovato due giorni dopo a Villa Pamphili, insieme a quello della bambina, abbandonati tra la vegetazione.
Testimoni lo avevano descritto con un cappello scuro e la visiera, mentre cercava invano di calmare la neonata, vestita di rosa – gli stessi indumenti ritrovati accanto ai cadaveri. Una foto, diffusa dalla trasmissione «Chi l’ha visto?», lo ritrae proprio in quelle ore, mentre passeggia con la piccola, nonostante la madre fosse già morta da giorni. Le autorità, che lo avevano identificato senza procedere a ulteriori controlli, si trovano ora a fare i conti con una serie di occasioni mancate, mentre l’inchiesta cerca di ricostruire i movimenti dell’uomo nei giorni precedenti il delitto.




