Barbero alla Festa del Fatto: sul riarmo "ci prendono per imbecilli"
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Redazione Esteri
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Nella sera più affollata della Festa del Fatto Quotidiano, tornata quest'anno al Parco della Versiliana di Marina di Pietrasanta dopo diverse edizioni romane, Alessandro Barbero ha dialogato con Marco Travaglio partendo dalla memoria europea della guerra per arrivare alle nuove spese militari. Lo storico ha esordito con una domanda che suona come una constatazione: "È finita quell'epoca in cui gli europei si ricordavano cos'è la guerra e avevano deciso di non farla mai più?".
La tesi dello storico sul riarmo
Per il professore, la corsa agli armamenti a cui stiamo assistendo o è motivata da "una classe dirigente che torna a pensare alla guerra come strumento per distrarre la gente, compattare il Paese e far dimenticare tutti gli errori" oppure "serve per mandare avanti economia e affari, nella convinzione che quelle armi non verranno utilizzate". Nel secondo caso, ha aggiunto, "ci prendono per imbecilli", ma almeno "non stiamo andando dritti a ficcarci nella tragedia di nuovo un'altra volta".
Il peso della storia e il caso tedesco
Il ragionamento di Barbero si è poi spostato sul terreno della memoria contrapposta, quella che rende ogni conflitto un campo di battaglia anche sul piano della narrazione. Riferendosi alla Russia e all'Ucraina, ha ricordato come dalla carestia sovietica alla collaborazione di una parte degli ucraini con gli occupanti nazisti "è vera una cosa ed è vera l'altra. E da una parte e dall'altra tu scegli di vedere solo quella che serve a te".
Un passaggio, il suo, che si è intrecciato con una riflessione sul riarmo tedesco annunciato dal cancelliere Friedrich Merz: "Non s'era deciso che dopo due guerre mondiali era meglio evitare che la Germania avesse il più grande esercito europeo, visto l'uso che ne ha fatto nel secolo scorso?".
Il contesto della Festa del Fatto
L'intervento di Barbero si è inserito in una manifestazione che quest'anno ha scelto di aprire i lavori con una battaglia per la scuola pubblica, intitolata "Il futuro non si arma, si insegna", e con una petizione per adeguare gli stipendi dei docenti alle medie europee. Sul palco si sono alternati, tra gli altri, il Premio Nobel Giorgio Parisi, Tomaso Montanari e la presidente della Fondazione il Fatto Quotidiano Cinzia Monteverdi.
La Festa, in programma dal 9 al 13 settembre con il patrocinio del Comune di Pietrasanta, ha visto la partecipazione di Lucio Caracciolo, Gianandrea Gaiani e Andrea Riccardi nell'incontro "Pane e bombe: l'Europa va alla guerra", moderato da Giampiero Calapà e Alessia Grossi. L'edizione 2026 segna il ritorno della kermesse nella sua sede storica, dove era nata e cresciuta prima del trasferimento nella capitale.
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