Rc auto, il prezzo medio torna a 432 euro: annullati dieci anni di ribassi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’onda lunga dell’inflazione e la rigidità del mercato assicurativo hanno infranto un decennio di ribassi. Secondo l’ultima rilevazione IPER condotta per conto dell’IVASS, relativa al quarto trimestre del 2025, il premio medio per la garanzia obbligatoria RC auto si è stabilizzato a 432 euro. Un dato, questo, che cancella simbolicamente i risparmi accumulati dagli automobilisti dal 2015 a oggi, riportando il costo della polizza a livelli che non si toccavano da dieci anni. L’incremento su base annua è stato del +3,5% in termini nominali e del +2,3% in termini reali, una percentuale che – se letta con attenzione – racconta una fase di transizione: la crescita, sebbene persistente, ha ormai quasi dimezzato il proprio passo rispetto al +6,6% registrato nello stesso periodo del 2024, ed è più che dimezzata rispetto al +7,8% del 2023.

L’azzeramento dei risparmi e la geografia del caro assicurazione

A determinare questo ritorno al passato non è stato un singolo fattore, quanto piuttosto la combinazione di dinamiche strutturali che hanno eroso anno dopo anno i vantaggi accumulati tra il 2012 e il 2021, quando il premio medio era sceso fino a toccare i 360 euro. L’aumento del costo dei ricambi – schizzato a causa delle tensioni sulle catene di approvvigionamento – e la ripresa della mobilità hanno spinto le compagnie a rivedere al rialzo i coefficienti di rischio. Ma a pesare è soprattutto la consueta, abissale, disparità geografica. Se si analizzano i dati territoriali, emerge un paese spaccato in due: mentre un over 60 residente ad Aosta paga una cifra simbolica di 314,60 euro, un giovane under 24 costretto a stipulare la sua prima polizza a Napoli si vede consegnare un preventivo da 1.223,60 euro. Un meccanismo, quello del "bonus-malus" legato alla sinistrosità locale, che trasforma il codice postale nel principale moltiplicatore del premio. A livello regionale, i rincari più pesanti si concentrano in Toscana, Lazio e Campania, con punte che a Enna toccano un +8,5%, seguite da Roma (+6,1%) e dal quintetto formato da Frosinone, Milano e Novara (+5,2%).

Il peso della classe di merito e l’azzeramento dei risparmi pregressi

Se i numeri generali disegnano un quadro di rincaro diffuso, la cronaca nera delle polizze – se così possiamo definire i meccanismi di aggiustamento dei premi – rivela un’ulteriore mazzata per chi commette un errore al volante. Nel corso del 2025, e il trend si è accentuato nei primi mesi del 2026, per oltre mezzo milione di proprietari di veicoli è scattato un peggioramento automatico della classe di merito a seguito di un sinistro con colpa. La conseguenza, spiegano le rilevazioni di settore, è un rincaro che supera ampiamente il risparmio ottenuto negli anni precedenti. Basti pensare che un incidente con responsabilità accertata può proiettare l’assicurato in una fascia di rischio superiore, annullando di fatto lo storico di "buona guida" accumulato in un decennio. In un mercato dove i prezzi sono già in tensione, questo meccanismo contrattuale agisce come un acceleratore, trasformando un sinistro anche di lieve entità in un costo finanziario sostenibile solo con grandi sacrifici.

Il 2026 tra aumenti fiscali e frenata tecnologica

Il nuovo anno, quindi, non ha portato sollievo. Le rilevazioni più aggiornate confermano che il 2026 si è aperto all’insegna degli aumenti, alimentati anche da una leva fiscale: dal primo gennaio, l’imposta su alcune garanzie accessorie – come l’assistenza stradale o l’infortunio del conducente – è salita al 12,5%. Un incremento che, pur non gravando direttamente sulla sola RC Auto, gonfia il costo complessivo del pacchetto assicurativo. Contemporaneamente, lo strumento che per anni ha rappresentato l’ancora di salvezza per le tariffe più alte, la scatola nera, mostra segnali di stabilizzazione: il tasso di penetrazione si attesta al 17,7%, con punte del 59,5% a Caserta e del 48,1% a Napoli. Un paradosso, questo, perché proprio laddove i prezzi sono alle stelle la tecnologia viene utilizzata maggiormente per abbatterli, mentre al Nord la sua adozione rimane meno diffusa. I 360 euro del 2021, insomma, sono ormai solo un lontano ricordo, sostituiti da una realtà fatta di conteggi in cui l’inflazione reale e quella percepita dall’automobilista continuano a viaggiare su due binari paralleli ma destinati a non incontrarsi mai del tutto.

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