Franzoni entra nella leggenda a Wengen: superg vinto, si riaccende il sogno olimpico
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Redazione Sport
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Scendere con il pettorale numero uno, quello che tutti osservano, e trasformare la pressione in una prova di forza: è quanto compiuto da Giovanni Franzoni sul tracciatissimo SuperG della Lauberhorn di Wengen, dove l'azzurro ha interrotto un digiuno del podio più alto che, per l'Italia, durava da tredici anni. Il ventiquattrenne di Manerba del Garda, che aveva già dato un segnale importante con il terzo posto in Val Gardena, ha costruito la sua impresa pezzo dopo pezzo, gestendo con freddezza la parte alta per poi esplodere, con una discesa dai tratti quasi pittorici, nel tratto finale. Lì, dove la pista esige tecnica e coraggio, Franzoni ha "pennellato le curve", come dicono gli addetti ai lavori, distanziando tutti i big della disciplina e scrivendo il suo nome accanto a quello di Ivano Edalini, l'ultimo bresciano capace di vincere in Coppa del Mondo, nel lontano 1986.
Una vittoria che riscrive le gerarchie
Oltre alla soddisfazione personale, che l'atleta ha definito "assolutamente incredibile" ammettendo di non aver mai creduto a un simile exploit su piste tradizionalmente ostiche per lui, la vittoria ridisegna la classifica di specialità. Franzoni, con i 100 punti della vittoria, balza al terzo posto mondiale, tallonando da vicino gli austriaci e posizionandosi a soli 107 punti di distanza dal dominatore in carica Marco Odermatt. Un risultato, quest'ultimo, che assume un peso specifico enorme, considerando come lo svizzero, atteso al varco dai tifosi di casa, sia rimasto clamorosamente fuori dal podio in una gara che voleva consacrare la sua stagione. A completare il quadro della giornata azzurra, l'ottima prova di Stefan Babinsky, secondo a 35 centesimi, e quella di Franjo von Allmen, terzo, che non hanno però scalfito la supremazia dello sciatore italiano.
Le parole a caldo di un presente che cambia
"Il presente è cambiato!": poche, nette parole, pronunciate a caldo da Franzoni subito dopo l'arrivo, racchiudono il valore di una trasformazione non solo sportiva ma anche mentale. Quell'affermazione, lontana da ogni filtro mediatico, sembra segnare il passaggio da atleta di prospettiva a leader capace di imporsi sui tracciati più impegnativi, quelli che – come Wengen e Kitzbühel – costituiscono il vero sancta sanctorum dello sci veloce. Una crescita, la sua, che non si misura solo in centesimi ma nella consapevolezza di poter lottare per il massimo risultato ogni volta che si indossano gli sci, superando quelle difficoltà che in passato ne avevano condizionato le prestazioni.
La vigilia olimpica regala un campione
La cronaca, del resto, non può che registrare il dato di fatto: un italiano vince a Wengen. Ma il contesto temporale in cui questa vittoria matura le conferisce un significato ancora più profondo. L'arrivo della torcia olimpica, previsto proprio il giorno seguente la gara, sembra aver trovato nella performance di Franzoni un perfetto prologo sportivo, un annuncio di quello che l'Italia potrebbe esprimere ai prossimi Giochi. Il sogno, ovviamente, prende forma e sostanza: un atleta che si presenta in stato di grazia alla rassegna a cinque cerchi, avendo appena trionfato in uno dei templi dello sci alpino, non può che guardare a quei tracciati con ambizioni concrete. Senza contare che il successo interrompe una lunga attesa per il movimento italiano, riaccendendo i riflettori su una squadra che dimostra, con fatti, di avere talenti pronti per la storia.




