Giornata mondiale contro l’Hpv, in Italia si punta su vaccini e auto-prelievo per abbattere le barriere dello screening

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La ricorrenza del 4 marzo, istituita per mantenere alta l’attenzione sul papilloma virus umano, vede anche quest’anno una mobilitazione diffusa delle strutture sanitarie italiane che, nell’organizzare open day dedicati alla profilassi, cercano di tradurre la sensibilizzazione in un atto concreto e immediato, ovvero la somministrazione del vaccino gratuito. L’Azienda Usl di Bologna, per esempio, ha strutturato un calendario che prevede tre distinti appuntamenti – il 6 marzo, il 17 aprile e il 22 maggio – presso le Case della Comunità del Navile e di Casalecchio di Reno, offrendo la possibilità di vaccinarsi senza necessità di prenotazione, un’agevolazione pensata per intercettare quelle fasce della popolazione, ragazze e ragazzi soprattutto, che non hanno ancora aderito alla campagna. Un’iniziativa, questa, che ricalca uno schema adottato su scala nazionale, come dimostrano le analoghe sedute straordinarie programmate dall’Ast di Macerata o dall’Asl di Novara, le quali, seppur con criteri di eleggibilità legati all’età e alla residenza, mirano tutte al medesimo obiettivo: innalzare coperture che, sebbene in crescita, necessitano di un ulteriore consolidamento.

Un’infezione subdola ma contrastabile con la prevenzione combinata

Il papilloma virus, spiegano gli esperti, rappresenta un’infezione a trasmissione sessuale estremamente comune, tanto che la maggior parte della popolazione sessualmente attiva vi entra in contatto almeno una volta nella vita; nella stragrande maggioranza dei casi, come chiariscono dall’Azienda Usl di Bologna, il sistema immunitario è in grado di risolvere l’infezione spontaneamente in uno o due anni, rendendola del tutto asintomatica e transitoria. Il problema sorge quando il virus persiste, e in circa il dieci per cento delle persone questa persistenza può, nel tempo, favorire lo sviluppo di lesioni precancerose e tumori, non solo al collo dell’utero ma anche a livello anale, orofaringeo e genitale, sia negli uomini che nelle donne. È proprio su questo punto che si innesta la strategia di sanità pubblica: da un lato, la vaccinazione, che protegge dai ceppi oncogeni più pericolosi, e dall’altro lo screening, che permette di intercettare e trattare le lesioni prima che evolvano in neoplasie conclamate.

La sfida dell’adesione e l’innovazione dell’auto-prelievo

Se i vaccini offrono una protezione lungimirante, il fronte dello screening cervicale presenta ancora delle criticità preoccupanti legate alla partecipazione. I dati più recenti, elaborati dall’Istituto Europeo di Oncologia in occasione di questa giornata, fotografano una realtà a due velocità: nonostante il carcinoma della cervice uterina sia il quinto tumore più frequente nelle donne sotto i cinquant’anni, l’adesione ai programmi di screening organizzati si attesta su una media nazionale intorno al quarantadue per cento, un valore lontano dagli obiettivi del novanta per cento raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per colmare questo divario, e per ridurre quelle disuguaglianze territoriali e socio-economiche che spesso impediscono l’accesso agli esami, la ricerca sta puntando con decisione sull’auto-prelievo per il test Hpv, una metodica che, come spiegano i clinici dell’Ieo, ha dimostrato una validità diagnostica paragonabile al campione prelevato dal medico e che potrebbe rappresentare una svolta per coinvolgere le donne che non rispondono agli inviti tradizionali.

Gli appuntamenti sul territorio e le indicazioni per la popolazione

Le iniziative pratiche si moltiplicano su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo non solo i grandi centri ma anche le realtà provinciali. Oltre agli appuntamenti bolognesi, l’Emilia-Romagna propone un camper per vaccinazioni a Modena il 13 marzo e open day nelle pediatrie di comunità a Ravenna già nella giornata del 4 marzo, mentre a Piacenza è prevista una chiamata attiva per i diciottenni. L’Asl di Lecco, invece, abbina la giornata Hpv a quella della donna, offrendo sia vaccinazioni che screening con pap test e Hpv test presso i consultori familiari, un modello che integra prevenzione primaria e secondaria in un’unica offerta. Il messaggio che unifica questi sforzi è la necessità di superare l’idea che il vaccino o il test siano interventi scollegati: la protezione dal papilloma virus si costruisce su un percorso che include la profilassi per i giovanissimi, maschi e femmine, e il monitoraggio periodico per la popolazione adulta, con la consapevolezza che la strada maestra resta quella di una prevenzione a tutto tondo, capace di adattarsi alle esigenze delle persone per essere realmente efficace.

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