Mattarella grazia il gioielliere che uccise due rapinatori: pena ridotta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia parziale a Guido Gianni, il gioielliere di Nicolosi, in provincia di Catania, condannato per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante un assalto al suo negozio nel 2008. Il provvedimento, annunciato dal Quirinale il 7 ottobre 2026, riduce la pena detentiva inflitta all'orafo, senza cancellare la condanna. La decisione riguarda uno dei tre decreti di clemenza individuale firmati dal Capo dello Stato.

La condanna ridotta e la possibilità di affidamento ai servizi sociali

Gianni, nato nel 1960 e originario di Torino, era stato condannato a 12 anni e quattro mesi di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio. La grazia estingue tre anni e due mesi della pena complessiva. Il presidente ha tenuto conto del parere favorevole espresso dal magistrato di sorveglianza e del periodo di detenzione già scontato, pari a cinque anni e tre mesi. Il beneficio interviene quindi su una pena già in parte espiata e modifica concretamente la posizione del condannato.

Secondo il comunicato ufficiale della Presidenza della Repubblica, dopo il provvedimento l'orafo deve espiare un residuo detentivo inferiore a quattro anni. Questa circostanza permette al Tribunale di sorveglianza competente di valutare l'eventuale concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale, previsto dall'articolo 47 dell'ordinamento penitenziario. Non si tratta di una scarcerazione automatica: l'applicazione della misura alternativa richiede una specifica decisione dell'autorità giudiziaria. La grazia, inoltre, estingue soltanto la parte di pena indicata nel decreto e non equivale a una dichiarazione di innocenza.

La rapina nella gioielleria e le differenze con il caso Roggero

L'episodio che portò alla condanna avvenne quando alcuni banditi entrarono nella gioielleria siciliana e aggredirono la moglie del commerciante, minacciandola con un'arma che successivamente risultò essere a salve. L'orafo reagì esplodendo diversi colpi di pistola. I due aggressori rimasti uccisi avevano 21 anni. Per il negoziante non era la prima esperienza di questo genere: nove anni prima aveva già sventato un'altra rapina sparando in aria. La successiva vicenda giudiziaria ha suscitato appelli in suo favore, compresa una petizione promossa dalla moglie, e ha ricevuto il sostegno di esponenti della Lega.

La concessione della clemenza ha richiamato l'attenzione anche per le analogie con il caso di Mario Roggero, il commerciante di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, che il 28 aprile 2021 sparò contro tre rapinatori, uccidendone due e ferendone uno. Roggero è stato condannato a 14 anni e nove mesi di reclusione e la sua situazione ha provocato un acceso confronto politico sulla legittima difesa. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva giudicato sproporzionata la pena, mentre Matteo Salvini si era mobilitato a favore di un intervento di clemenza. Il decreto appena firmato, tuttavia, non riguarda il commerciante piemontese: le due vicende sono distinte e hanno percorsi giudiziari differenti.

Gli altri provvedimenti del Quirinale e il ruolo del ministro Nordio

Il potere di concedere la grazia è attribuito al presidente della Repubblica dall'articolo 87, comma 11, della Costituzione. Per i decreti adottati in questa occasione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha formulato un avviso favorevole al termine dell'istruttoria prevista. La clemenza individuale consente di estinguere integralmente o parzialmente una pena, ma non modifica l'accertamento giudiziario della responsabilità penale. Il provvedimento presidenziale si distingue quindi sia dall'assoluzione sia dalle misure alternative alla detenzione, che vengono valutate dagli organi giudiziari competenti.

Un altro decreto riguarda un uomo identificato con le iniziali A. A., nato nel 1972, condannato a sette anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti e altri delitti. Il presidente gli ha concesso la grazia per la pena residua di cinque anni, cinque mesi e dieci giorni. Alla base della decisione ci sono i pareri favorevoli di entrambe le autorità giudiziarie competenti e le condizioni di salute gravissime e irreversibili del detenuto. Proprio per motivi sanitari era già stato disposto da tempo il differimento dell'esecuzione della pena.

Il terzo beneficiario, indicato con le iniziali G. B. e nato nel 1981, era stato condannato a dieci anni di reclusione per reati legati agli stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009. Nei suoi confronti è stata concessa una riduzione di un anno e nove mesi della pena ancora da espiare. Il magistrato di sorveglianza aveva espresso parere favorevole, rilevando un cambiamento nelle condizioni di vita del condannato e un percorso già consolidato di reinserimento sociale, lavorativo e familiare. Nella valutazione sono state considerate anche le condizioni di salute della figlia minore. La riduzione porta la pena residua entro il limite previsto per l'eventuale accesso all'affidamento in prova.

Tra le reazioni politiche alla decisione figura quella del senatore di Fratelli d'Italia Salvo Pogliese, che ha definito la grazia concessa all'orafo un atto di particolare rilievo umano e civile. Il parlamentare ha accolto la notizia esprimendo emozione e rispetto per la scelta presidenziale, descritta come una manifestazione di sensibilità istituzionale. La dichiarazione è stata diffusa giovedì 8 ottobre, all'indomani dell'annuncio ufficiale dei provvedimenti.

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