A cinquant'anni dalla morte, il ricordo di Pasolini unisce Casarsa e la Calabria
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mezzo secolo è trascorso da quella notte all'idroscalo di Ostia, un lasso di tempo che, lungi dall'appannarne la figura, ha reso ancor più urgente l'interrogativo su cosa Pier Paolo Pasolini avrebbe potuto dire o scrivere oggi. La sua assenza, che pesa come una presenza costante, viene avvertita in ogni stagione, alimentando un dibattito che si rinnova attorno all'eredità di un intellettuale la cui voce, da dissidente trasversale, sembra mancare più che mai nel frastuono del presente. La sua scomparsa, avvenuta cinquant'anni or sono, non fu solo la fine violenta di un artista ma l'inizio di un mistero che ancora oggi, nonostante i processi e le inchieste, conserva zone d'ombra che la giustizia non è riuscita a diradare completamente.
Il legame con la Calabria e la memoria di un genio inquieto
Mentre l'Italia riflette su questo vuoto, le commemorazioni si dipanano lungo lo Stivale, toccando i luoghi che Pasolini amò. Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, ha voluto ricordarlo definendolo "un genio inquieto, libero, visionario", sottolineando come egli fosse "uno dei più grandi italiani del Novecento". Il governatore, in un messaggio, ha rievocato il legame autentico che l'intellettuale nutriva per il Sud, citando le sue stesse parole che descrivevano la Calabria come una "terra di limoni in cui vorrei vivere e morire", una dichiarazione d'amore che va oltre il folclore e che parla di un'adesione profonda all'anima più vera del paese.
Casarsa della Delizia rende omaggio al poeta
A Nord, Casarsa della Delizia, il borgo friulano che Pasolini elesse a sua ultima dimora, ha vissuto un momento di commossa memoria. Nel cimitero del paese, dove le sue spoglie riposano accanto a quelle della madre Susanna Colussi e dei familiari, cittadini, istituzioni e semplici ammiratori si sono radunati in un silenzio carico di rispetto. Il rituale istituzionale, sobrio ma denso di significato, ha visto la partecipazione di molti sindaci del pordenonese, rappresentanti del nascente Distretto culturale a lui intitolato. Una piccola folla, raccolta tra i cipressi e le lapidi antiche, ha onorato la memoria del poeta, scrittore e regista, in un luogo che custodisce non solo i resti mortali ma anche il simbolo di una vita spezzata troppo presto.
La "Hostia" di Zigaina e il simbolismo di una morte
Proprio la tragica fine dell'artista, con il suo carico di violenza e di interrogativi irrisolti, è stata oggetto di riflessione anche da parte di chi gli fu amico, come Giuseppe Zigaina. L'artista, già nel 1995, gli dedicò un'opera dal titolo emblematico, "Hostia - Trilogia della morte di Pier Paolo Pasolini", un volume che affronta la complessità del suo lascito. La scelta del termine non è casuale: esso rimanda simultaneamente al luogo geografico del delitto, Ostia, e al suo significato etimologico latino di "vittima sacrificale", un dualismo che sembra racchiudere il destino di un uomo la cui esistenza e la cui morte sono diventate materia di indagine non solo giudiziaria ma anche filosofica e poetica.




