Acqua torna potabile a Pescara e Chieti, ma la gestione dell’emergenza lascia strascichi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È finita, almeno per la stragrande maggioranza dei duecentocinquantamila cittadini rimasti a secco (o con i rubinetti off-limits) per cinque giorni, l’incubo dell’acqua non potabile. La Asl di Pescara, sulla base degli esiti favorevoli delle analisi effettuate sui campioni prelevati dopo il ripristino dell’erogazione idrica, ha dato il via libera ufficialmente nella serata di venerdì. Il provvedimento, che arriva a valle del maxi intervento dell’Aca sulla condotta ‘Giardino’, restituisce alla normalità i rubinetti di Pescara, Montesilvano, Cepagatti, Città Sant’Angelo e, seppur parzialmente, Spoltore. I sindaci, come prevedibile, hanno immediatamente firmato le ordinanze di revoca, stracciando quei divieti che avevano trasformato la semplice routine domestica in un rebus logistico.

Le revoche e il caso Chieti: quasi tutto a posto

Anche a Chieti la situazione si è sbloccata, sebbene con qualche eccezione territoriale di cui è bene tenere conto. Il sindaco Diego Ferrara, recependo le comunicazioni arrivate in tarda serata dalla Asl Lanciano Vasto Chieti, ha revocato le ordinanze che vietavano l’uso dell’acqua per il consumo alimentare e come bevanda. L’acqua è quindi tornata potabile nel capoluogo teatino, così come a Bucchianico, San Giovanni Teatino e Torrevecchia Teatina, seppur con le limitazioni specificate nei dettagli dei singoli provvedimenti comunali. In pratica, per questi territori, l’emergenza può dirsi archiviata, anche se qualche zona periferica della città attende ancora nuovi prelievi per completare il quadro.

Il corto circuito della comunicazione

Se l’acqua è tornata a scorrere potabile, lo stesso non si può dire della trasparenza informativa che, in questi frangenti, è spesso più preziosa dell’oro blu. La gestione di questi cinque giorni – che hanno messo in ginocchio famiglie, scuole e attività produttive – ha evidenziato un corto circuito comunicativo non da poco tra gli enti preposti e il cittadino comune. Per dirla senza giri di parole, l’utente finale, quello che doveva decidere se buttare la pasta o chiudere il bar, è rimasto spesso in balìa di annunci contraddittori e aggiornamenti frammentari. Se a ciò si aggiunge la confusione sulla gestione delle autoclavi nei condomini, con amministratori delegittimati da indicazioni discordanti, il quadro del malcontento popolare – benché non oggetto di questo servizio – appare fin troppo chiaro. La conferma, se ce ne fosse bisogno, arriva anche dalla vicenda di Silvi, dove il ritorno alla normalità è stato sancito solo nella mattinata di sabato, dopo che per giorni l’acqua era stata dichiarata utilizzabile solo previa bollitura a causa dei tempi tecnici più lunghi richiesti dalle analisi sugli enterococchi.

Il nodo della torbidità e il lavoro dell’Arpa

All’origine dello slittamento dei tempi rispetto alle previsioni (i lavori dovevano durare 24 ore, il disagio è durato giorni) c’è un fenomeno tecnico specifico: la torbidità. Per capirci, quel parametro fisico che rende l’acqua “sporca” o lattiginosa a causa della mobilizzazione di particelle finissime di solidi sospesi all’interno delle tubature. Come spiegato dai vertici dell’Aca, si è trattato di una caratteristica “normale, temporanea e reversibile” legata allo “stoccaggio e trasporto”, ma che ha costretto l’Arpa a una mole di lavoro straordinaria per certificare il rientro entro i limiti di legge. I tecnici dell’agenzia ambientale hanno lavorato senza sosta su decine di nuovi campioni, concentrandosi proprio su questo indicatore – verificabile in tempi rapidi (circa due ore) – dopo che le analisi microbiologiche avevano già escluso contaminazioni batteriche pericolose. La fretta di rispondere ai cittadini, ammessa dalla stessa presidente dell’Aca Giovanna Brandelli, ha probabilmente portato a prelevare campioni senza dare all’acqua il tempo di “riposare” e raggiungere il suo equilibrio, allungando di fatto i tempi di attesa per una popolazione intera.

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