Il caso Angine de Poitrine, quando il rumore (virale) fa più rumore della musica

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un’epoca, ed è quella che stiamo vivendo, in cui la credibilità di un musicista non si misura più nei litri di sudore versati sui palchi dei club seminterrati, ma nella sua capacità di generare glitch cognitivi attraverso lo schermo di uno smartphone. E il caso degli Angine de Poitrine, duo canadese originario del Saguenay, ne rappresenta l’epifania più irritante – e, va detto, anche la più sublime. Questo misterioso collettivo, capace di fermentare per anni in un anonimato dignitoso suonando nel vuoto pneumatico delle province del Québec, ha visto la sua estetica da incubo espressionista trasformarsi in un feticcio virale da milioni di clic. Il merito (o la colpa) è di una sessione registrata per KEXP a Rennes, durante le Transmusicales del dicembre 2025, che in poche settimane ha totalizzato oltre quattro milioni di visualizzazioni, proiettando Khn e Klek de Poitrine – fratelli per concept artistico e complici musicali da due decenni – in una dimensione che nulla ha a che fare con i tradizionali canali di scoperta musicale.

L’estetica del paradosso: costumi a pois, nasi fallici e una chitarra microtonale

“Vol.II”, uscito da pochi giorni, non è semplicemente un album da ascoltare: è un ambiente da abitare, se non altro perché chi lo produce si presenta sul palco in costume a pois bianconeri e maschere di cartapesta dai nasi fallici, un’estetica che sembra uscita dalla Factory di Warhol durante una seduta di acido. Sarebbe facile liquidare il tutto come uno scherzo da performance art, se non fosse che dietro l’apparente nonsense esiste una densità tecnica impressionante. Khn de Poitrine maneggia uno strumento ibrido a doppio manico (basso e chitarra, dotato di tasti microtonali aggiuntivi) che richiede un’articolazione ritmica degna del math rock più elitario, mentre il drumming di Klek non si limita a tenere il tempo ma costruisce architetture polimetriche di rara precisione. Eppure, il paradosso è proprio questo: l’ascoltatore non si sente mai in un laboratorio. La missione dichiarata del duo – esplorare strani nuovi mondi per riportare indietro il divertimento e il nonsense – trasforma ogni traccia in un parco giochi per mente e, dove il groove ipnotico di “Fabienk” o le dissonanze controllate di “Sarniezz” diventano accessibili quanto una canzone pop, pur rimanendo ostiche per l’analista musicale di turno.

La benedizione di Grohl e il peso di un passaparola stellare

Ricevere gli elogi di Dave Grohl, oggi, sa di consacrazione, ma per gli Angine de Poitrine è arrivata con il piglio dell’entusiasmo genuino più che con quello dell’endorsement studiato a tavolino. Il frontman dei Foo Fighters, intervistato di recente nel podcast “Logan Sounds Off”, ha raccontato di aver scoperto il gruppo grazie a un amico, rimanendo estremamente colpito dal loro suono al punto da definirli “completamente folli” e capaci di fargli “letteralmente esplodere il cervello”. Grohl, che ha letteralmente tirato fuori il telefono in diretta per far ascoltare un pezzo ai conduttori, ha faticato a trovare le parole per descrivere l’assetto tecnico del duo: “Non so come spiegarlo, se non che devi guardare queste persone”. Una dichiarazione che, nel panorama musicale attuale, pesa più di qualsiasi recensione specializzata, e che ha ulteriormente alimentato il passaparola intorno a un progetto che, fino a qualche mese fa, suonava nel vuoto delle province canadesi.

Dall’anonimato al tutto esaurito in sessanta secondi

Quel che colpisce, nel racconto di questa ascesa, è la gestione quasi clinica dell’anonimato: Khn e Klek non cercano la celebrità personale, hanno trasformato la loro stessa identità in un ulteriore strato dell’opera d’arte totale, un approccio che ricorda i Residents ma con una marcia in più dal punto di vista della fruizione social. Le conseguenze pratiche di questa esposizione mediatica sono già sotto gli occhi di tutti: i biglietti per i due spettacoli previsti a settembre al Poisson Rouge di New York (600 posti ciascuno) sono andati esauriti in sessanta secondi, mentre l’intera tournée europea e nordamericana presenta decine di date già segnate con il “sold out”. C’è da chiedersi se, in un’era stancante di algoritmi e di attenzione liquida, il rumore virale finisca per fare più rumore della musica stessa. Ma nel caso degli Angine de Poitrine, almeno per ora, il rumore sembra avere le stimmate della sostanza.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.