Elkann rompe gli indugi e critica l’era Tavares: “Stellantis deve tornare a innovare”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il 2023 si era chiuso con numeri da capogiro – 189,5 miliardi di ricavi e 18,6 di utile netto – eppure, dietro quella coltre di cifre rassicuranti, qualcosa già non funzionava. A dirlo, oggi, è lo stesso John Elkann, presidente esecutivo di Stellantis, il quale ha scelto di usare la relazione agli azionisti di Exor per mettere nero su bianco un giudizio netto sulla gestione dell’ex amministratore delegato Carlos Tavares. La situazione, spiega Elkann con un’espressione che non lascia spazio a fraintendimenti, «non era sostenibile», e quel “senno di poi” – usato proprio davanti agli analisti – pesa come un macigno. Perché se è vero che il bilancio 2023 regalava dividendi per qualche miliardo alla holding degli Agnelli, è altrettanto vero che le ambizioni green del precedente CEO si sono rivelate, stando alle parole del presidente, un vicolo cieco.

I conti miliardari e il fallimento silenzioso delle strategie green

Elkann non cita mai direttamente la parola “fallimento”, ma il senso del suo ragionamento è chiaro: la rivoluzione energetica voluta da Tavares ha portato il colosso nato dalla fusione tra FCA e PSA a scontrarsi con uno dei periodi più bui dell’industria automobilistica europea. I ricavi, certo, brillavano; ma sotto la superficie, qualcosa si stava incrinando. E non si tratta solo di filosofia industriale. Ci sono i numeri dello Stato – quegli 887 milioni per la cassa integrazione, per esempio – e poi ci sono i tagli secchi imposti dall’ex manager. Tagli che, a sentire Elkann, hanno finito per penalizzare proprio quella capacità di innovazione che lui oggi rivendica come priorità assoluta. Stellantis, insomma, deve cambiare passo, e in fretta.

La nave che affonda e il subentro di Filosa

Prima che la nave potesse affondare del tutto – e l’immagine è forte, ma ricalca il tono allarmato che emerge dalla lettera agli azionisti – è subentrato Antonio Filosa. A lui, Elkann affida il disperato tentativo di rimettere in ordine i conti e, soprattutto, di arginare il crollo delle vendite. Il quadro è preoccupante, in particolare per marchi storici come Lancia e Maserati, che sotto la gestione Tavares hanno perso smalto e posizionamento. Filosa, va detto, si trova ora a gestire un’eredità complicata: margini che si assottigliano, una transizione elettrica che arranca e una pressione competitiva senza precedenti.

La metamorfosi di Exor: meno auto, più cassa per nuove sfide

A rendere ancora più esplicito il cambio di rotta è la stessa holding Exor. Elkann, nella lettera diffusa nella serata di lunedì 23, descrive una trasformazione «mai vista prima» nella storia della famiglia. Non è solo una questione di numeri: il peso delle partecipazioni legate all’automotive si riduce anno dopo anno, mentre la cassa – oggi intorno ai 4 miliardi – cresce in attesa di un’acquisizione di peso, sullo stile di quella che ha portato Philips nelle mani di altri. Addio al vecchio nucleo editoriale, meno auto, più flessibilità finanziaria. Un segnale che Elkann non lascia all’interpretazione: Stellantis deve tornare a innovare, ma Exor, da parte sua, ha già iniziato a guardare altrove.

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