Leone XIV: «Non siamo algoritmi, serve un senso per vivere»
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Redazione Esteri
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«Molti giovani possiedono strumenti tecnologici sempre più sofisticati, ma faticano a trovare un senso per cui vivere, sperare, amare e persino soffrire». Con queste parole, pronunciate nel corso di un’udienza tenutasi in Vaticano, Papa Leone XIV ha voluto porre l’accento su quella che ha definito «una delle sfide più urgenti e decisive del nostro tempo»: il rapporto – sempre più complesso – tra istruzione, salute mentale e tecnologie digitali.
L’incontro, che ha visto la partecipazione di esperti e rappresentanti dell’Organizzazione degli Stati iberoamericani (OEI), si è svolto alla Casina Pio IV ed è stato promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione insieme alla Pontificia Commissione per l’America Latina.
La perdita delle "costellazioni interiori"
Ricevendo i partecipanti al convegno “Mappe di speranza”, il Pontefice ha scelto di parlare senza un testo scritto, abbandonandosi a un tono colloquiale ma profondamente incisivo. Ha paragonato l’educazione all’arte di tessere una trama, laddove la tradizione tessile latinoamericana – ha osservato – insegna che nessun filo da solo basta a creare il disegno. «Solo l’intreccio paziente genera bellezza e resistenza», ha spiegato, sottolineando come l’educazione non possa ridursi alla «costruzione di individualismi isolati» o alla «semplice trasmissione di competenze».
Nel mirino del Papa finisce quella che lui stesso ha definito «la perdita delle costellazioni interiori», una delle forme più grandi di povertà nascoste dietro il benessere materiale apparente.
Il giogo delle aspettative
«Quando l’essere umano si riduce a un rendimento, a un consumo o a un dato statistico», ha proseguito Leone XIV, «sorge inevitabilmente una profonda sofferenza interiore». Un alert, questo, che riguarda da vicino tanti adolescenti costantemente sotto pressione, schiacciati da una competitività esasperata che genera ansia e disorientamento. Per questo motivo, il Papa ha invitato i presenti a non affrontare la questione della salute mentale soltanto come una faccenda clinica o tecnica.
Sebbene la scienza, la psicologia e le neuroscienze giochino un ruolo indispensabile, l’uomo può superare le proprie fragilità solo all’interno di un «orizzonte di senso». Quando, al contrario, quell’orizzonte si oscura, aumentano il vuoto e l’isolamento.
L’importanza della vita interiore
«Siamo un desiderio, non un algoritmo», ha scandito il Papa, citando la sua stessa lettera apostolica, per ribadire che la dimensione spirituale non può essere archiviata. «Non basta connettere i giovani alle reti digitali, se poi rimangono disconnessi da sé stessi, dagli altri e dalla propria interiorità», ha avvertito, lanciando un appello preciso a istituzioni pubbliche, scuole, università e famiglie affinché collaborino per restituire spazio alla riflessione, al silenzio e alla capacità di porsi domande.
Si tratta, in altre parole, di riscoprire che la speranza – lungi dall’essere un’illusione ingenua – rappresenta una forza spirituale capace di sostenere l’esistenza persino nei momenti più difficili, restituendo ai giovani quelle mappe di orientamento di cui hanno urgentemente bisogno.




