Daniele Tavoni, le liti per i soldi e il legame con la madre: chi è il 54enne fermato per il duplice omicidio di Mirandola
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Redazione Interno
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Daniele Tavoni viveva nella piccola casa accanto a quella della madre, in via Imperiale, nella zona industriale di Mirandola, in provincia di Modena. Cinquantaquattro anni, lavori saltuari, una separazione alle spalle e un figlio oggi trentenne: una vita rimasta a lungo legata a quella di Vincenza Giannini, 74 anni, che secondo chi la conosceva aveva continuato a sostenerlo nonostante le preoccupazioni e i contrasti. È lui l'uomo fermato per il duplice omicidio della donna e del marito di lei, Pier Ferdinando Casari, trovati senza vita nella loro abitazione.
Il fermo e le accuse della Procura
A carico del 54enne, come spiegato dal procuratore Luca Masini, ci sono «gravi indizi di colpevolezza». I delitti sono avvenuti nel tardo pomeriggio del 15 ottobre. Stando alle prime informazioni, i rapporti tra i coniugi e l'uomo, che abitava in un altro appartamento ma nello stesso casale, erano tesi, forse per questioni economiche. Tavoni è ora indagato per duplice omicidio aggravato e si trova in carcere al Sant'Anna di Modena in attesa dell'udienza di convalida del fermo.
Un'esistenza segnata dalla precarietà
L'uomo aveva impieghi saltuari e aveva lavorato per lungo tempo come gommista anche a Rubiera, nel Reggiano. Nel suo passato c'è anche un percorso nei servizi di salute mentale, intrapreso anni fa e poi interrotto: gli elementi investigativi riportano un ultimo accesso nel 2019, mentre una diagnosi di psicosi delirante cronica sarebbe stata emessa da una clinica privata del Modenese. Da tempo senza un lavoro fisso, Tavoni aveva rifiutato un supporto psichiatrico. Il suo equilibrio precario preoccupava la madre, che si era confidata con le amiche, spaventata dal suo isolamento.
Di carattere introverso, l'uomo aveva alle spalle un matrimonio durato pochi anni, con un figlio, e la separazione, vissuta come un dramma.
Le richieste di denaro e le tensioni in famiglia
Le persone vicine alla famiglia, ascoltate dagli inquirenti, hanno riferito che Tavoni, in quanto disoccupato, si rivolgeva spesso alla madre e al marito di lei per chiedere soldi e questo aveva reso tesi i rapporti tra i tre. Una collega e amica stretta di Vincenza aveva condiviso con lei oltre trent'anni di lavoro nel distretto biomedicalo e ricordava una donna che aveva dedicato molto al figlio, parlando spesso delle difficoltà familiari.
«Le discussioni in famiglia c'erano spesso e sempre e solo per lui, che chiedeva di continuo soldi, sigarette senza guadagnare nulla», ha raccontato l'amica. Vincenza e Pietro si erano sposati entrambi in seconde nozze: lui aveva un figlio, Stefano; lei Daniele.
La scena del delitto e gli indizi raccolti
Quando gli agenti del commissariato e della squadra mobile sono arrivati sul posto, giovedì sera, Tavoni era in cortile: sguardo nel vuoto, volto pallido, in rigoroso silenzio. Parte degli abiti erano imbrattati di sangue. Nell'abitazione adiacente, dove viveva l'indagato, sono stati trovati coltelli e mannaie con copiose tracce ematiche, indicati dagli inquirenti come gli strumenti utilizzati per il delitto. L'allarme era scattato intorno alle 19.30, quando una vicina di casa, preoccupata perché non vedeva né sentiva i coniugi da qualche giorno, ha chiamato il 112.
Casari, infatti, non era stato visto uscire per andare al centro diurno che frequentava abitualmente.
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